EDITORIALE/Vitalizi, si scrive Renzi si legge Grillo. Cui prodest?

26 luglio 2017 ore 11:32, Fabio Torriero
Comunque vada per il Pd sarà un insuccesso. Relativamente all’abolizione dei vitalizi ci sono due questioni difficilmente compatibili e componibili.
Da un lato, si tratta di una battaglia largamente popolare: da tempo la nuova categoria della politica che ha surclassato le vecchie dicotomie (destra-sinistra, liberali, liberisti, socialisti, statalisti), è “alto-basso”, ossia popoli contro caste, nazionali e internazionali. Logico che, dopo la flessione delle amministrative, Renzi abbia deciso si cavalcarla.
Ma dall’altro, siamo dentro una battaglia senza esclusione di colpi tra due visioni della democrazia: la democrazia parlamentare ormai agli sgoccioli, e la democrazia diretta (in primis della rete), emanazione degli umori della piazza.
EDITORIALE/Vitalizi, si scrive Renzi si legge Grillo. Cui prodest?
La protesta contro l’immoralità della classe politica, le ruberie, gli scandali “di regime”
, i ladroni di Stato, la mai sopita Tangentopoli, è nota, e storicamente datata. Se ne sono appropriati, via via, tanti partiti: dall’Uomo Qualunque di Giannini, al Msi di Almirante, a Di Pietro-politico, allo stesso Pci che ha inventato per primo il marchio “Mani Pulite”.
Crollato il comunismo, esaurita la spinta propulsiva della social-democrazia, la sinistra, infatti, si è rigenerata e ritrovata giustizialista. E il Movimento 5Stelle, va detto, è l’ultima declinazione di questo filone: la rivolta moralista e moralizzatrice di un’antipolitica populista, che ha come obiettivo demolire per definizione il Palazzo, sinonimo di vecchio, sporco e illegale.
Matteo Renzi, e con lui il Pd però, deve stare molto attento ad assecondare la piazza. Robespierre è un demone che divora tutto. Al popolo, totalmente avvelenato da questa nuova lotta di classe, non basterà mai. Oggi è fondamentale tagliare i vitalizi, domani taglieranno le teste.
E se il Pd porterà a termine questa legge per l’immaginario collettivo sarà comunque una vittoria grillina (la gente premia l’originale, mai la copia); se non la porterà a termine si beccherà l’accusa di averla svuotata (al servizio della nomenklatura). In qualsiasi caso il segretario ci rimetterà politicamente. E questo molti parlamentari dem l’hanno capito. Prova i malumori di ieri.
Al di là della legge-Richetti (che molto probabilmente si arenerà al Senato), il tema è se al Pd conviene inseguire Grillo. Il medesimo errore che stanno compiendo proprio i grillini nello scimmiottare Salvini su immigrazione, Ue e sicurezza.
In fondo non hanno tanto torto quei parlamentari che trasversalmente sono intervenuti per evidenziare l’incostituzionalità del nuovo provvedimento.
Marotta di Alternativa Popolare ha centrato il bersaglio: “Questa legge già nasce bocciata dalla Corte Costituzionale. Si violano tanti principi della Carta, dalla proporzionalità dei trattamenti retributivi, alla non retroattività delle leggi, al fatto che non si possono toccare i diritti acquisiti”. Sisto di Fi si è battuto come un leone rivolgendosi direttamente al presidente Inps Boeri: “Come la metterà Boeri? Il taglio dei vitalizi creerà un effetto domino sulle pensioni dei cittadini”.
Difficile l’opera di correzione legislativa da parte della grillina Dadone: “Non si tratta di diritti acquisiti, né di trattamento pensionistico, quindi si può fare”.
Si può fare per i 5Stelle. 

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