Torriero: Papa Francesco a Milano batte Ue 2 a 0 e la retorica delle élite

27 marzo 2017 ore 11:32, Fabio Torriero
Cosa resta di questo fine settimana senza incidenti e con molte aspettative? Basta comparare, paragonare, accostare le immagini, le facce, i gesti, i simboli, le parole di Milano e Roma, per rendersene conto.
A Milano abbiamo visto un popolo immenso, stringersi intorno alla figura di un Pontefice capace di rappresentare le angosce e le speranze dell’umanità, il bisogno di amore, di sacro, di dignità della vita, le vere periferie, non quelle ideologiche da salotto raccontate in tv.
A Roma, invece, abbiamo visto un Palazzo europeo blindato, chiuso, senza consenso, facce tronfie e risate di caste che hanno fallito il loro compito storico e che cercano di recuperare con una retorica vuota e finto-comprensiva ciò che hanno smarrito. Solo ora si accorgono che l’Europa deve coniugare unità, pace e sviluppo reale? Che la Ue deve essere sociale, solidale, altrimenti non è? O si tratta di una mera strategia per contenere, bloccare le spinte sovraniste? 
Torriero: Papa Francesco a Milano batte Ue 2 a 0 e la retorica delle élite
E, sempre a Roma, abbiamo visto marciare per le strade rimasugli, avanzi di piazze antagoniste o pro, contendersi il “feticcio-Europa”: poche persone, piccole masse disperate o reduci di mondi culturali, tipo anni Settanta, che non esistono più da tempo. Elitari, impotenti. Dai post-missini ai federalisti.
Cosa hanno detto, cosa hanno fatto, i 27 riuniti al Campidoglio, in quella sala degli Orazi e Curiazi, dove sessant’anni fa si celebrò un altro sogno, disatteso da una Ue  impaludatasi nella burocrazia, nel rigorismo finanziario, già orfana dell’Inghilterra, e che cammina precaria su tizzoni ardenti? Concetti populisti, i loro sì, quelli dei capi, sono stati concetti populisti.
L’unica parola d’ordine di senso l’ha pronunciata il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Occorre una nuova assemblea costituente europea”.
L’unico slogan uscito dalla retorica dei 27 è stato il dibattito sulle due velocità, ma senza muri, con ponti unitari. Siamo al limite della follia. O della presa in giro.
Già ieri Matteo Renzi, appena scottato dalla Ue, è stato chiaro: “La Ue ha sbagliato tutte le politiche economiche, sull’austerity si sono prese misure devastanti. L’Italia deve stare fuori dai vincoli del patto. Non basta una delegazione europea che va a Norcia”.
E’ l’implosione, l’eterogenesi dei fini del progressismo federalista di sinistra. Il funerale di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e soci.
Papa Francesco, quando si è rivolto ai 27 ha fissato un’agenda non da poco, ovviamente ignorata dai media che lo tirano da sempre per la giacchetta (i suoi pensieri devono rigidamente rientrare o in schemi cattolico-liberali o in schemi pauperisti di sinistra, altrimenti non esiste): “All’origine della civiltà europea si trova il cristianesimo, senza il quale i valori occidentali di libertà, giustizia, dignità, risultano incomprensibili”. Infatti, oggi il perimetro cristiano della società occidentale è stato tagliato; la Ue ha evitato nel preambolo della sua Costituzione, il riferimento ai valori cristiani, basando la sua costruzione unicamente sui valori illuministi; e libertà, giustizia, dignità, senza Cristo sono diventati altro: l’attuale società relativista, nichilista, individualista, delle pulsioni dell’io. Con la legalizzazione della cultura di morte che conosciamo bene.

Non ci potrà mai essere vera ripartenza dell’Europa se non si approfondiscono i temi veri:
1) La crisi della modernità liberale
2) Il nuovo capitalismo e le nuove povertà
3) Il rapporto tra le identità dei popoli e le politiche di accoglienza e cittadinanza
4) La crisi demografica e la cultura dello scarto
5) Il laicismo come pensiero unico della Ue

Questi sono gli argomenti. E le risposte devono essere date subito: rinnovarsi o perire.

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