Francia-ballottaggio. Macron-Le Pen: fondamentale il voto dei cattolici

03 maggio 2017 ore 13:08, Fabio Torriero
Ci siamo, manca poco al ballottaggio francese. Lo scarto tra Macron e la Le Pen si sta riducendo (secondo l’ultimo sondaggio, il rapporto è 59% a 41%), ma la partita per Marine è proibitiva, anche se non del tutto impossibile. La recente politica ci ha abituati a sorprese improvvise: si pensi a Trump o alla Brexit.
D’altra parte, la comunicazione dei due contendenti è in linea con una campagna elettorale ormai agli sgoccioli. Se dovessimo sintetizzarla con un titolo, potremmo dire “tutti patrioti”. In Francia, il richiamo nazionale vince sempre.
La Le Pen sta tentando di smarcarsi dal ruolo di capo esclusivo del Fronte nazionale e, in coerenza con quanto scritto nel suo libro “Controcorrente”, mira a rappresentare “tutti i patrioti” (anti-globalisti) transalpini e “tutti i veri gollisti”. Prova ne è il copia-incolla fatto sul discorso di Fillon, considerato un incidente di percorso dai suoi, e una caduta di stile dagli avversari. Comunque la Le Pen si colloca a metà strada tra le vecchie categorie ideologiche e quelle nuove: non più destra-sinistra, ma alto-basso (popoli contro caste).
Il suo slogan “Scegliere la Francia” è emblematico. Come è emblematico quello di Macron: “Ensemble, la France”, evocando sia Sarkozy (“Ensemble”), sia il generale De Gaulle (“Ici la France”).
Macron, infatti, sta spingendo sull’elettorato sensibile ai temi del Fn e dei Repubblicani: è qui (insieme al non voto) che si giocherà la partita finale. Evidentemente il centrista, o chi per lui, hanno capito che l’attacco frontale verso i movimenti cosiddetti populisti non paga; meglio creare a tavolino soggetti politici geneticamente modificati, formalmente anti-politici, sostanzialmente baluardo dei poteri forti, del pensiero unico laicista, e delle lobby finanziarie, bancarie, come è il movimento del giovane pupillo.
Ma attenzione alla “solitudine dei numeri uno”, alla “sindrome del ballottaggio”. Molti pensano che al primo turno i cittadini votano per protesta e al secondo per proposta. La verità è un’altra: al primo votano “per” e al secondo “contro”. Se infatti, al primo turno avesse prevalso la Le Pen, ora tutti avrebbero ricostruito il famoso arco antifascista repubblicano. Invece, avendo vinto Macron, è indubbio che la partita si stia giocando su lui. 
Non solo l’arco anti-fascista-anti-Le Pen non funziona più come prima, ma ci sono almeno quattro variabili indipendenti da considerare:
1) La tenuta dei Repubblicani. Molti non voteranno Macron. Lo ha comunicato ufficialmente la stessa Manif pour Tous, protagonista delle adunate oceaniche parigine contro i matrimoni egualitari voluti da Hollande e dai governi socialisti;
2) L’entità del consenso del nuovo arrivato nella squadra di Marine: Dupont-Aignant, il gollista ribelle;
3) Il voto del nazional-laburista Melenchon, anti-Ue e per la sovranità sociale francese;
4) E infine, il voto dei cattolici. Papa Francesco, parlando all’Azione Cattolica, ha detto chiaramente che “i credenti devono tornare a fare politica, con la maiuscola”. Ma subito dopo (discorso in Egitto), ha aggiunto che non devono votare per i partiti che alzano i muri (riferimento esplicito ai partiti anti-immigrati o populisti, letto in Francia come un pronunciamento anti-Le Pen). Interpretazioni sbagliate: primo, perché il papa ha pure detto che non bisogna votare per quei partiti che non fanno gli interessi dei loro popoli (e qui ci stanno in parecchi); secondo, è lecito domandarsi se un cattolico in Francia possa votare per Macron: un leader che propone l’utero in affitto, che è figlio di quella finanza, di quelle lobby bancarie ultraliberiste, invise alle stesse esternazioni del Santo Padre; e che sulle espulsioni degli irregolari si è avvicinato a Marine. 
 

caricamento in corso...
caricamento in corso...