Macron imita la Le Pen e sul proporzionale fa proprio come Re sole: la prova

04 luglio 2017 ore 15:52, Fabio Torriero
Ma quanti Macron esistono? Quello buonista, globalista, laicista, rassicurante, come da campagna elettorale, che ha strapazzato tutti, prosciugato il vecchio socialismo francese, sconfitto i frontisti della Le Pen; e che ha guidato un partito di plastica, acchiappatutto, nato dal nulla, foraggiato da Soros e sodali, capace di combattere il populismo non direttamente, ma con una politica formalmente anti-politica?
O quello di Versailles, napoleonico, monarchico-repubblicano il quale, in perfetta aderenza col dna gollista della Quinta Repubblica francese, ha scelto simbolicamente la culla dell’assolutismo regio per illustrare urbi et orbi l’assolutismo democratico?
Vediamo qualche parola-chiave del suo discorso a Camere Riunite: governabilità, riduzione dei parlamentari, rivoluzione, sistema proporzionale etc
Se le stesse cose le avesse dette Marine Le Pen tutta la stampa mediatica, il pensiero unico laicista, la nomenklatura del politicamente e culturalmente corretto, avrebbero gridato al golpe, al fascismo.
Macron imita la Le Pen e sul proporzionale fa proprio come Re sole: la prova
Sarkozy per molto meno fu accusato di voler imporre una regime tirannico e monocratico (quasi berlusconiano). Mi riferisco alla connotazione più presidenzialista della Repubblica francese,
destinata inesorabilmente a ridimensionare la figura del presidente del Consiglio (la cosiddetta diarchia dell’Esecutivo, prevista dalla riforma del 1958, che ha portato spesso alle famose coabitazioni tra leader espressione di maggioranze diverse, presidenziali e parlamentari, frutto di una tempistica elettorale diversa, poi corretta). Esattamente l’opposto della linea seguita da Hollande: l'ulteriore parlamentarizzazione della Repubblica, in omaggio ad un maggiore equilibrio tra Camere ed Eliseo.
Anche sull’immigrazione Macron ha cambiato drasticamente parere (e pure qui sta imitando la Le Pen): la distinzione tra migranti economici e rifugiati politici che scappano dalle guerre. Ripristinando e acuendo una divisione che stava obbligatoriamente svanendo.
Ci aspetta una dittatura, anzi un dirigismo macroniano?
Ecco la chiosa emblematica del suo discorso da re Sole: “Si tratta di riformare il diritto del lavoro? Ci diranno che vogliamo adattare la Francia alla crudeltà dell’universo globalizzato. Riduciamo la spesa pubblica? Ci diranno che mettiamo in discussione il nostro modello sociale. Vogliamo uscire dallo stato di emergenza anti-terrorismo? Diranno che vogliamo lasciare la Francia indifesa”.
Decodificando, si tratta della linea di comunicazione che re Sole-Macron imporrà da oggi ai suoi oppositori: le loro idee “anti”, le loro critiche, non saranno legittime opinioni politiche, ma il prodotto di vecchi riflessi faziosi. L’odioso immobilismo  dei conservatori. La stessa comunicazione di Renzi: “gufi-immobilisti vs riformatori”. Il nuovo bipolarismo europeo che dovrebbe sostituire “destra vs sinistra”.
Un bel modo di essere illuminista (la libertà di pensiero) da parte del neo-inquilino dell’Eliseo. Ma anche su questo Macron ha il suo asso nella manica. A prova di contestazione: l’introduzione del nuovo sistema elettorale proporzionale. Lui lo chiamerà segno di attenzione verso la rappresentanza. In verità, sarà un mero diritto di tribuna per i suoi avversari. Resi inoffensivi. Come la nobiltà, a suo tempo, esautorata da Luigi XIV dal potere concreto (in favore della nascente borghesia, della burocrazia centralista e dell’esercito), e spostata in massa (non a caso) a Versailles (i luoghi tornano). Depositaria di un potere astratto: ballare. Mentre a comandare era, ed è, Re Sole-Macron. 

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