Egitto, ancora Sinai e polizia sotto attacco: ma obiettivo è Al Sisi

19 aprile 2017 ore 12:14, Luca Lippi
Ancora sangue in Egitto, l’ondata di attentati non si ferma e stavolta è stato attaccato un posto di blocco sulla strada che posta al monastero greco ortodosso di Santa Caterina. Un sottufficiale è morto nella sparatoria e 4 poliziotti sono rimasti feriti.
Gli agenti della polizia hanno reagito, ferendo alcuni assalitori, che sono fuggiti.
Lo Stato islamico ha rivendicato l'aggressione armata con un comunicato diffuso dal suo organo di propaganda, l'Aqmi.
Da anni nel nord della penisola forte è la tensione provocata, con attacchi ripetuti alle forze dell'ordine, ma anche contro civili, da un gruppo affiliato all'Isis.
Secondo due quotidiani egiziani, Al Masry Al Youm e Al Youm Saba, che hanno contattato il portavoce del monastero, padre Gregorios, l'attacco non sarebbe stato contro il monastero, dove qualche monaco sembra abbia sentito gli spari, ma nessuno dei frati conventuali è rimasto minimamente coinvolto nella sparatoria.
Egitto, ancora Sinai e polizia sotto attacco: ma obiettivo è Al Sisi
Neanche una settimana è passata dopo i tre giorni di lutto nazionale che sono stati indetti per le vittime degli attentati della Domenica delle Palme. Due attentati hanno fatto strage di cristiani copti, nel primo attentato almeno 27 persone sono rimaste uccise e oltre 70 ferite a seguito dell'esplosione di una bomba in una chiesa a Tanta, a nord del Cairo. Secondo quanto si apprende, la bomba sarebbe stata piazzata all'interno della chiesa. Il secondo attentato, invece, stando a quanto raccontano i media egiziani, si è verificato davanti alla cattedrale di San Marco ad Alessandria, dove un kamikaze si è fatto esplodere all'interno dell'edificio mentre era in corso la messa del patriarca Tawadros II. 
L’attentato di ieri sera sulla strada per il monastero di Santa Caterina pare non abbia nulla a che vedere con il luogo santo. Ricordiamo che il monastero greco ortodosso di Santa Caterina è un importante luogo di culto nel sud del Sinai. 
Sorto ai piedi del monte Sinai, dove Mosè secondo le Scritture avrebbe ricevuto le tavole dei Dieci Comandamenti da Dio, il monastero include il ''roveto ardente'', nel quale un angelo sarebbe apparso allo stesso Mosè per metterlo in contatto con il Signore. Sempre secondo quanto scritto nella Bibbia, il roveto bruciava ma non si sarebbe mai consumato.
Il monastero fu oggetto di una visita di papa Woytila durante il suo viaggio in Egitto nel febbraio 2000.
Perché tutti questi attentati in Egitto? L’Egitto è al centro di un’offensiva vera e propria. A gennaio il generale Al Sisi ha dichiarato alla BBC che l’Egitto si trova in guerra contro il terrorismo e che questo viene finanziato con immenso denaro da alcuni paesi.
Il presidente non ha mai fatto nomi in concreto ma, secondo alcuni esperti, le sue dichiarazioni fanno riferimento agli stessi stati che hanno finanziato il terrorismo in Siria, in Iraq ed in altri paesi. Uno di questi, secondo i media egiziani è il Qatar.
L’Egitto ed il Qatar mantengono relazioni molto tese a causa dell’ampio appoggio fornito da Doha ai F.lli Mussulmani e per la partecipazione di questi ultimi agli attacchi terroristici contro la sicurezza che hanno afflitto l’Egitto dopo l’arrivo al potere dell’ex generale Al Sisi nel 2013.
Molti di questi attacchi contro la polizia e le forze di sicurezza, così come per quelli avvenuti contro i luoghi di culto cristiani in Egitto (dei cristiani copti) vengono attribuiti dal governo alla setta dei F.lli Mussulmani, dei quali alcuni rami si sono fortemente radicalizzati ed hanno promesso lealtà al Daesh (ISIS) ed a altri gruppi estremisti.
Da rilevare che gli attentati si sono intensificati da quando il Cairo è entrato in guerra contro il terrorismo islamista ed ha partecipato, inviando un suo contingente, al conflitto in Siria sostenendo il Governo di Damasco assieme all’Iran ed alla Russia. Da quel momento si sono deteriorate le relazioni dell’Egitto con l’Arabia Saudita e con il Qatar, guarda caso i paesi, alleati dell’Occidente, che sono considerati patrocinatori ed ispiratori del terrorismo di marca salafita.
Al Sisi, in una recente intervista televisiva, si è riferito alla feroce lotta che i soldati egiziani sostengono nel Sinai contro i terroristi ed ha segnalato che i militari egiziani hanno ritrovato negli ultimi tre mesi una tonnellata di esplosivi e milioni di lire egiziane e dollari nordamericani in nascondigli che appartenevano ai terroristi, i quali, con tutta evidenza, godono di finanziamenti esterni.
Il governo egiziano di Al Sisi ha mostrato una mano dura nei confronti del movimento dei F.lli Mussulmani, in particolare con la repressione e la condanna a morte, fatto senza precedenti, di oltre 500 membri dei fratelli musulmani, in Egitto, per il loro ruolo avuto nell’attacco, tortura e omicidio di un poliziotto egiziano, e questo era avvenuto al culmine di un’illuminante e onnicomprensivo giro di vite della sicurezza nella centrale nazione araba del Nord Africa. Questa mossa ha creato un effetto raggelante che ha ammutolito le masse altrimenti violente dei fratelli musulmani e portato a mettere ordine nelle strade, con il prevenire sommosse e disordini promossi da questa setta. La mossa dei giudici egiziani aveva attirato la condanna prevedibile del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oltre all’ostilità manifesta di tutti i principali media occidentali che rimproverano ad Al Sisi il suo pugno di ferro contro l’opposizione radicale islamista nel paese.
Gli ambienti della sinistra europea accusano Al Sisi di violare i diritti umani e reprimere l’opposizione ma si tratta degli stessi ambienti e degli stessi media che non levano una parola nei confronti dei Governi dell'Arabia Saudita, Qatar e delle altre monarchie petrolifere che reprimono ferocemente il dissenso ed applicano le pene capitali (con taglio della testa) contro i dissidenti e le persone accusate di reati quali l’apostasia e “crimini” di natura sessuale. Un evidente doppio standard quando si tratta di regimi favorevoli agli interessi occidentali.

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autore / Luca Lippi
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