Trump sceglie James Mattis per il Pentagono: chi è e suoi soprannomi

02 dicembre 2016 ore 15:41, intelligo
di Stefano Ursi

Il primo comizio dell'eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è svolto in Ohio, a Cincinnati, e ha riservato alcune novità, soprattutto in relazione a quello che era stato annunciato come il programma dei primi cento giorni. Il prossimo Presidente, infatti, oltre ad annunciare la nomina a capo del Pentagono dell'ex generale dei Marines James Mattis, ha confermato quelle che erano state due delle più significative promesse fatte in campagna elettorale: la costruzione del muro al confine con il Messico e la volontà di abolire l'Obamacare. Nella prima data del “Thank You Tour”, un giro di ringraziamento negli Stati che gli hanno permesso, cambiando verso, di diventare Presidente, Trump ha dunque annunciato che il nuovo Segretario alla Difesa sarà l'ex generale dei Marines, James Mattis, militare di lungo corso, pluridecorato, che ha preso parte alla prima Guerra del Golfo del 1991 e guidato il comando centrale in operazioni americane in Africa e Medioriente. Di Mattis, oltre alla lunga carriera militare, si ricordano anche i soprannomi da “monaco guerriero” a “cane pazzo”, con cui lo stesso Trump lo ha evocato sul palco dicendo “nomineremo ''Mad Dog'' Mattis come Segretario alla Difesa. Dicono che sia quanto di più vicino possa esserci al generale George Patton, ed è giunto il momento. Era ora”.

Trump sceglie James Mattis per il Pentagono: chi è e suoi soprannomi
Donald Trump
Un falco, come lo descrivono negli Usa, che va ad occupare un'altra casella nella squadra che affiancherà il Presidente Trump nell'attività di governo degli Stati Uniti. Durante l'incontro Trump ha poi ribadito che intende frenare l'immigrazione da Paesi in preda al terrorismo e di voler realmente costruire il Muro al confine con il Messico, oltre che di voler abolire e rimpiazzare il cosiddetto ''Obamacare'', il programma di riforma sanitaria voluto e varato da Obama. Il prossimo presidente, poi, si sofferma anche sulle divisioni che le elezioni hanno fotografato negli Stati Uniti: “Siamo divisi – ha detto – ma non rimarremo divisi a lungo. Riunirò il Paese perché per vincere c'è bisogno di tutti gli americani”. “E' tempo – spiega – di spingere per cambiare profondamente: non è il momento di ridimensionare i nostri sogni”.
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