Cina blocca WhatsApp, largo a WeChat. Cosa cambia per gli utenti?

26 settembre 2017 ore 9:10, Eleonora Baldo

Dopo i blocchi parziali degli scorsi mesi, è arrivato il blocco totale. Di cosa stiamo parlando? Dell’intervento posto in essere nelle ultime ore dal governo cinese con il quale si è disposto il blocco totale di Whatsapp in tutto il territorio cinese.

Il sistema di messaggistica istantanea più diffuso al mondo sarebbe quindi stato bloccato a causa delle impostazioni di crittografia che renderebbero impossibile per il governo controllare i contenuti dei messaggi scambiati tra gli utenti, in aperta violazione di una delle prime disposizioni legislative elaborate dal governo cinese, secondo la quale “È proibito utilizzare Internet per creare, replicare, recuperare, o trasmettere informazioni che incitino la resistenza alla Costituzione RPC, leggi o regolamenti amministrativi; promuovere il rovesciamento del governo o sistema socialista; minare l’unificazione nazionale; distorcere la verità, diffondere voci, o distrugge l'ordine sociale; o fornire materiale sessualmente suggestivo o incoraggiare il gioco d'azzardo, violenza, o omicidio. Agli utenti è vietato impegnarsi in attività che danneggiano la sicurezza delle reti informatiche e di utilizzare le reti o modificare le risorse di rete senza approvazione preventiva”.

Cina blocca WhatsApp, largo a WeChat. Cosa cambia per gli utenti?

IL BLOCCO - A quanto pare, quindi, l’impossibilità di decriptare i messaggi scambiati attraverso Whatsapp impedirebbe alle autorità cinesi di esercitare il necessario controllo sui contenuti dei testi scambiati virtualmente mettendo a rischio la sicurezza di governo. Come noto, la Cina non è nuova a provvedimenti di questo tipo, tanto che da anni, in luogo delle più note piattaforme social occidentali - quali Facebook, Twitter e Gmail – ne sono state create altre molto simili nel layout ma di più facile controllo da parte del governo – i loro nomi sono Qzone, Weibo, Baidu, Youku – che permetterebbero, grazie al mantenimento dei server su suolo nazionale, di esercitare una più stretta sorveglianza sui contenuti senza richiedere l’accesso ai dati all’estero.

A farne le spese, in queste ore, è stato Whatsapp piattaforma mondiale di messaggistica istantanea di proprietà di Mark Zuckerberg, patron di Facebook – altra piattaforma social dai mastodontici numeri di utenza – che ha, suo malgrado, dovuto cedere il passo al “doppione” cinese WeChat, realizzato da Tencent, società di produzione software cinese.

WE CHAT - Nella sostanza quindi, gli utenti cinesi che faranno uso, volenti o nolenti, di WeChat correranno il rischio concreto che i dati scambiati attraverso la piattaforma vengano forniti da Tencent al governo di Pechino. Per stessa ammissione dell’azienda, infatti, potrebbe verificarsi la circostanza per cui “potremo dover immagazzinare, conservare o divulgare le vostre informazioni personali per un periodo di tempo più lungo” qualora dovessero verificarsi particolari situazioni, come la necessità di rispondere alle richieste di un ordinamento del tribunale o delle autorità governative, delle forze dell’ordine o di altri corpi di polizia; nel caso in cui vi sia l’esigenza di adeguarsi a regolamenti e normative o per tutelare la società vigilando sul rispetto dei termini di utilizzo di WeChat, la politica sulla privacy o tutelare i diritti, le proprietà e la sicurezza di Tencent e delle aziende affiliate.


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