Catalogna bloccata, sciopero generale e siluro dalla Ue

03 ottobre 2017 ore 13:41, Luca Lippi
La Catalogna prosegue la protesta secessionista, la Spagna è in un vicolo cieco e dalla Ue arriva bastone e carota per tutti e due. Il comportamento di Rajoy non può essere demonizzato in ogni sua manifestazione, tuttavia l’azione repressiva risulta assai sproporzionata, si potrebbe definire ‘poco adeguata alla situazione’. Con l’appoggio di Bruxelles Rajoy avrebbe potuto semplicemente ignorare questo referendum agendo sulla leva del debito (in questo modo la sovranità sarebbe stata ribadita). Invece la scelta impulsiva è stata quella della repressione che notoriamente è più costosa dal punto di vista economico, da quello della comunicazione e anche da un punto di vista democratico che forse è anche il più importante.
Catalogna bloccata, sciopero generale e siluro dalla Ue

REPRESSIONE INUTILE PER DIVERSI MOTIVI
Non è nell’interesse della Catalogna separarsi dalla Spagna e rimanere fuori dalla Ue, motivo che inevitabilmente avrebbe indotto Bruxelles a ipotizzare un intervento che ‘ammazzasse il lupo senza rovinare la pelle’. Dal punto di vista di Madrid, non può permettersi di lasciare andare la Catalogna perché quest’ultima è il passaporto di Madrid per restare in Europa.
Il Pil pro capite della Catalogna è il più in linea con quello della intera Ue esegue il medesimo andamento. Quello spagnolo non riesce a stare al passo e quindi si appoggia totalmente al traino della Catalogna. In sostanza, la Catalogna è la parte più europea economicamente, la Spagna senza il traino della Catalogna scivola velocemente verso la Grecia.

LO STATO DELL’ARTE IN CATALOGNA
Sciopero generale, non più per la secessione, ma per le violenze subite in occasione del tentato referendum. Il presidente Carles Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya dal 2016, ha deciso di seguire la linea del dialogo spiegando che è "il momento di una mediazione internazionale", ovviamente la mediazione richiesta è con Madrid. Tuttavia Carles Puigdemont chiede contestalmente alla Ue di non guardare altrove. La voglia di indipendenza rimane ma rimane sempre il corridoio del dialogo. In sostanza, nessuno vuole una vera e propria secessione, magari adeguando le politiche fiscali si potrebbe anche fare un gran passo in avanti. Del resto la crisi è quasi totalmente sulle spalle della Catalogna.

IL SILURO DALLA UE
Per il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, il referendum rimane una questione interna alla Spagna, e allora delle due l’una, o Madrd è stata formalmente delegittimata dalla Catalogna e ora la Ue vuole vedere quanta forza ha il governo centrale spagnolo, oppure Bruxelles sta chiamando a se Mariano Rajoy legittimandolo nella sua aazione. E allora la Ue detterebbe le regole. Prima la carota, quando sottolinea che l’unione è la condizione necessaria e sufficiente perché si mantenga alta l’attenzione sulla Ue senza distrazioni interne e soprattutto senza cattivi esempi ai Paesi che sarebbero tentati, soprattutto dalle spinte antieuropeiste mai sopite. Il bastone scende nel momento in cui si sottolinea che la violenza non può mai essere uno strumento in politica, e così arriva una legittimazione anche allo sciopero generale catalano. Insomma, il lupo ora è il popolo catalano ma deve essere domato senza rovinare la pelle che allo stato attuale è un Mariano Rajoy sempre più in confusione e un Carles Puigdemont lievemente in crescita come figura politica di rilevanza internazionale.

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