Trump "scorretto" anche con Cina e Russia: caso Taiwan non è gaffe

07 dicembre 2016 ore 11:27, Americo Mascarucci
Ma davvero la telefonata che il presidente eletto statunitense Donald Trump ha avuto la scorsa settimana con la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen può essere considerata una gaffe?
E se invece fosse stata studiata da Trump a tavolino? Se fosse proprio una provocazione in piena regola?
Già in campagna elettorale è apparso a tutti chiaro come Trump fosse fuori da ogni regola e deciso a rompere tutti gli schemi fino a quel momento consolidati. 
Proprio il suo voler apparire politicamente scorretto è stata la chiave del suo successo mentre i media, sbagliando completamente strategia, cercavano di evidenziare una sua supposta pericolosità poi rivelatasi vincente.
Ecco quindi che la telefonata alla presidente di Taiwan è il primo segnale della volontà di rompere le regole e aprire una fase completamente nuova soprattutto in campo internazionale. 
L’ultimo contatto ufficiale fra Usa e repubblica nazionalista cinese è datato 1979, poi gli americani decisero di interrompere ogni rapporto con Taiwan come parte del riconoscimento reciproco con la Cina. 
Quella di Trump dunque sembra una strategia pianificata dunque, il primo tassello di una politica di raffreddamento dei rapporti con Pechino. 
Così come scontate erano probabilmente le proteste della Cina e le perplessità della Russia, proteste forse volute e cercate.  
"La vera intenzione è evidente - ha detto il ministero degli Esteri di Pechino - Noi speriamo che l'America si attenga al principio della politica dell''Unica Cina e ai tre principi dei comunicati congiunti Usa-Repubblica popolace cinese.Tutti i paesi che intrattengono relazioni diplomatiche formali con la Cina - come gli Stati uniti - non ne hanno con Taipei e viceversa".

Trump 'scorretto' anche con Cina e Russia: caso Taiwan non è gaffe
Taiwan quindi per Trump torna ad essere l’interlocutore privilegiato nell’ambito di una stategia anti-Cina già del resto delineata in campagna elettorale. 
Trump ha promesso di mettere dazi del 45 per cento sulle merci provenienti dalla Cina al fine di proteggere la produzione e il lavoro negli Usa: poi aveva espresso il proposito di ridurre la presenza in oriente di navi e aerei affinché gli storici alleati, cioè il Giappone e la Corea del Sud, provvedessero da soli alla propria difesa dalla minaccia cinese, anche dotandosi di armi atomiche.
Il riavvicinamento con Taiwan sarebbe il frutto del lavoro di Bob Dole, un ex senatore del Kansas che oggi lavora come lobbista e rappresentate del governo di Taiwan negli Stati Uniti. E Dole guarda caso è fra i principali consiglieri di Trump.
Insomma l'amicizia fra Pechino e Washington che ha caratterizzato l'amministrazione Obama è già un ricordo?

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