Mozione di sfiducia, Boschi a tutta difesa. I messaggi tra le righe (VIDEO)

18 dicembre 2015 ore 12:03, intelligo
Mozione di sfiducia, Boschi a tutta difesa. I messaggi tra le righe (VIDEO)
E’ il giorno di Maria Elena Boschi. La giovane ministra renziana affronta l’Aula dove i grillini l’hanno portata con la mozione di sfiducia. Un atto che, visti i numeri alla Camera, non avrà impatto diretto sugli equilibri del governo, ma sul piano politico la mossa dei 5Stelle “costringe” il ministro a parlare davanti ai deputati e dunque davanti al paese. Quella della Boschi è una difesa a tutto tondo rispetto alle accuse di conflitto di interessi che le vengono mosse dalle opposizioni ma anche una “requisitoria” all’indirizzo di chi la vuole mettere sulla graticola. Non tradisce alcuna emozione mentre parla in Aula, anzi, la sfida ai suoi detrattori è rilanciata quando si domanda – retoricamente - : “Ci sono stati atti che hanno favorito mia famiglia? C'è stato un favoritismo, una corsia preferenziale? Se la risposta fosse sì sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni”. Che tradotto vuol dire: a chi mi accusa di conflitto di interessi io rispondo che manca la prova dell’interesse. E’ questo il punto di forza che la Boschi rivendica e rilancia nella replica parlamentare ed è quello che i fedelissimi renziani vanno ripetendo da giorni come un “mantra” in tutti i talk televisivi in cui si parla del decreto salva-banche e dei risparmi degli investitori azzerati nell’arco di una notte. Non un accenno alla questione di opportunità, che invece, la stessa Boschi aveva messo al centro del ragionamento quando la mozione di sfiducia fu presentata nei confronti del ministro montiano Cancellieri (nel salotto tv di Ballarò).  Poi la Boschi torna il tasto familiare e parla del padre: “Amo mio padre, non mi vergogno a dirlo. E' una persona perbene e sono fiera di lui”. E ancora: “Sono la prima nella famiglia Boschi a essersi laureata, ricordo la gioia e la commozione di mio padre. Noi figli sappiamo cosa ha fatto per farci studiare, lui figlio di contadini che per andare a studiare faceva chilometri e 40 minuti di treno”. Questa è la “storia semplice, umile e forte della mia famiglia, non quella delle maldicenze e delle meschinità che sono state scritte”. Già, le maldicenze. Ma a chi è indirizzato (seppure indirettamente) il messaggio del ministro? A chi come i grillini la vorrebbero fuori da Palazzo Chigi, certo, ma tra le righe il messaggio pare indirizzato anche a quanti nel Pd, magari sottovoce, non nascondono che il “caso Boschi” sta creando un certo imbarazzo. Non tanto per le accuse che, almeno per il momento, non hanno alcun fondamento, quanto piuttosto per l’immagine politica che del Pd e del governo viene fuori da questa vicenda, coi risparmiatori che – si sa – oltre a persone che hanno perso i risparmi e con l’arbitrato sovrinteso da Cantone magari avranno i loro soldi, sono pur sempre elettori. E in questo momento per il Pd renziano non è certo il caso di rischiare il consenso finora costruito. C’è poi l’aspetto della stabilità del governo perché l’attacco alla Boschi è di fatto un attacco a Renzi. 

Nel suo intervento alla Camera, il ministro delle Riforme rilancia: “Dov'è il favoritismo nell'aver fatto perdere l'incarico a mio padre? Dov'è il favoritismo nella sanzione di Banca d'Italia verso mio padre?”. E aggiunge: “Io come come ministro sono sempre stata dalla parte delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia o i miei amici”. Per questo rivendica che “Non c'è conflitto di interessi, alcun favoritismo o corsia preferenziale. Chi ha sbagliato paga e pagherà. Non ho tutelato la mia famiglia, questo governo ha tutelato le istituzioni. Mi si dimostri che ho favorito qualcuno e non aspetterò l'esito del voto”. La Boschi non ha paura e lo scandisce quando dice: “Mi rendo conto che fare il ministro a 34 anni con un ruolo di responsabilità attira maldicenze e invidie. Non mi fanno paura, sento l'amicizia e l'affetto di tanti colleghi e cittadini che mi incoraggiano ad andare avanti”. Di qui la sfida alle opposizioni che voteranno la sfiducia: “Voglio sfidare i firmatari: mi si dica se sono venuta meno ai miei doveri e sarò la prima a lasciare, mi si dimostri che ho favorito qualcuno e non aspetterò l'esito del voto, mi si dica che non sono all'altezza. Ma non vi consento di mettere in discussione i miei principi, non ve lo consento”. 



LuBi
autore / intelligo
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