Più chili e meno memoria: lo spuntino notturno danneggia anche il cervello?

11 gennaio 2016 ore 11:29, Andrea De Angelis
Chi di voi non ha mai mangiato, desiderato, cucinato la spaghettata di mezzanotte? Ma anche senza accendere i fornelli, mangiare qualcosa quando il sole è tramontato da ore e la cena è finita da un po' è una tentazione forte. Pensiamo ai cornetti caldi o ai freschi gelati consumati facendo le ore piccole, senza dimenticare il dolcetto rubato dalla credenza un attimo prima di andare a letto. Infine, da non sottovalutare (seppur decisamente poco ammessi) tutti quei pasti consumati (magari di nascosto) alzandosi addirittura dal materasso che, nonostante la canzone di Renzo Arbore, in certi momenti non è "il massimo che c'è". 

Spuntini che, come noto, non aiutano a mantenersi in forma, anzi. Se mangiare poco e spesso è un'ottima strategia per perdere peso, farlo nelle ore in cui (almeno quelle) il nostro organismo dovrebbe riposare non è, questo sì, proprio il massimo. Nulla di nuovo, direte voi: se assumo centinaia di calorie a mezzanotte, è inevitabile che metta su un po' di ciccia. 
La novità, però, è che tale pratica non fa bene neanche alla testa, dunque non solo alla pancia. Una nuova ricerca condotta dall’Università della California (Los Angeles) rivela che i pasti notturni possono creare scompiglio anche nel nostro cervello, compromettendo la nostra capacità di imparare cose nuove e incamerare i ricordi.
Più chili e meno memoria: lo spuntino notturno danneggia anche il cervello?
“Crediamo che gli snack notturni possano influenzare le nostre capacità di apprendimento, colpendo le parti del cervello che sono responsabili dell’apprendimento e della memoria, in particolare l’ippocampo”, come ha spiegato ad Huffington Post il dottor Dawn Loh, scienziato di progetto all’Università e principale autore dello studio. “Crediamo che l’orario di questi pasti sia la causa principale della ridotta memoria che descriviamo nello studio”.
Per lo studio, pubblicato il mese scorso sulla rivista online eLife, i ricercatori hanno analizzato il comportamento e le capacità cognitive di cavie sottoposte a severi regimi alimentari. Nell’arco di due settimane, ad alcuni topi è stato concesso di mangiare durante le ore del giorno in cui sono più attivi, ad altri soltanto nelle ore solitamente dedicate al sonno, come ha riportato New Scientist.
Nonostante i diversi piani alimentari, i topi hanno goduto delle stesse ore di riposo e ricevuto il medesimo apporto calorico. 
Quindi, i ricercatori hanno testato le abilità cognitive dei topi, analizzando le loro performance in test comportamentali. In un test i ricercatori hanno verificato la capacità dei topi di ricordarsi, dopo 24 ore, di un ambiente specifico associato ad un lieve, ma spiacevole, shock elettrico ricevuto. Gli studiosi hanno notato che quando i topi erano posizionati di nuovo in quella stanza, gli esemplari che avevano mangiato invece di dormire erano meno spaventati di quelli che si erano nutriti normalmente. Questo dato suggerisce che i primi non ricordavano l’associazione.

Certamente è presto per dire se lo stesso avvenga quando noi umani indulgiamo in qualche spuntino notturno, ma secondo Loh questi risultati potrebbero essere validi anche per gli esseri umani: non a caso come riporta l'Ansa i lavoratori notturni - che spesso mangiano di notte - presentano performance inferiori a diversi test cognitivi.
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