Impronte digitali non uniche, crolla mito: "Esistono tratti condivisi"

11 ottobre 2017 ore 11:19, Micaela Del Monte
Le impronte digitali nel nostro immaginario comune rappresentano quanto di più unico possa esserci al mondo, tanto che nei film gialli americani sono proprio le impronte ad incastrare assassini e malviventi. Ora però questo "mito" dell'unicità sembra essere stato sfatato. Secondo un rapporto redatto dagli esperti di scienze forense dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (Aaas), infatti, non esistono evidenze scientifiche sufficienti per poter affermare che le impronte digitali siano diverse per ognuno. 

Impronte digitali non uniche, crolla mito: 'Esistono tratti condivisi'
Nel metodo in cui vengono prese le impronte e in quello di confronto ci sarebbero infatti diverse falle: "I metodi che le analizzano servono a identificare la persona che ha lasciato il suo segno sulla scena del crimine, ma l'esame delle tecniche per analizzare le impronte digitali nascoste, dimostra che non esiste un metodo scientifico per stimare il numero di persone che condividono le caratteristiche di una impronta digitale, e inoltre non si può escludere l'errore umano durante il confronto", ha spiegato Joseph Kadane che ha collaborato al report.

In linea di principio, ha aggiunto, "i sistemi che le analizzano servono a identificare la persona che ha lasciato il suo segno sulla scena del crimine", ma l'esame delle tecniche per analizzare le impronte digitali nascoste, dimostra che "non esiste un metodo scientifico per stimare il numero di persone che condividono le caratteristiche di una impronta digitale, e inoltre non si può escludere l'errore umano durante il confronto". Di fatto dunque non c'è più la certezza che ad un'impronta possa corrispondere un'identità: "Non si può affermare che le impronte latenti possano essere associate a un unico individuo con una precisione del 100%".

E’ necessario, dunque, compiere ulteriori studi per migliorare i metodi di analisi delle impronte digitali ed evitare errori. Attualmente, infatti, al contrario di quanto si crede, c’è il rischio che un innocente possa essere ritenuto un criminale solo perché ha le sue stesse impronte digitali. 

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