Se il padre di Aylan era lo scafista, il corto circuito è assicurato per media e buonismo

11 settembre 2015, Marta Moriconi
Se il padre di Aylan era lo scafista, il corto circuito è assicurato per media e buonismo
“Leader arabi vergognatevi!”. Fu questa la reazione dei social media nel mondo arabo dopo aver ascoltato le parole del padre di Aylan, il bambino di 3 anni annegato e sbattuto nelle prime pagine di tutto il mondo di fronte. 
Le sue parole furono quelle di un padre che aveva visto un figlio sparire tra le onde, proprio lui che aveva paura dell'acqua e non voleva salire in quell'imbarcazione. 

Ma chi c'era a guidare la barca affondata davanti a Bodrum in Turchia? Proprio lui, Abdullah Kurdi, il padre del bimbo siriano simbolo dell'emergenza immigrazione, del dramma dei profughi, della solidarietà che non c'è.
Dunque quel corpicino senza vita sulla spiaggia se ha un solo colpevole è suo padre? Questa è l'accusa della testimone diretta della tragedia, una donna che ha compiuto anche lei la traversata perdendo due dei suoi tre figli.

Ora, se fosse confermata la denuncia choc di questa madre e immigrata, sarebbe come l'azzeramento di tutto quello detto fin qui. Non solo. Sarebbe anche il rovesciamento. Cambiano i 'cattivi' e cambiano anche i 'buoni'.

Perchè se davvero Aylan ha incontrato la morte così, beh allora media e buonisti dovrebbero fare davvero mea culpa. 

Mea culpa perché sono sempre così sicuri di individuare precisamente la vittima e il carnefice: rifiutando categorie "cattiviste" ne impongono altre altrettanto facilone e superficiali, altro che culturalmente superiori e illuminate.

Perché se davvero Aylan ha incontrato la morte così, il mondo dell'immigrazione non è buono, le zone d'ombra sono numerose e si contribuisce ad alimentarle, dando sommariamente ragione o torto enfatizzando posizioni ed opinioni.

Perché se davvero Aylan ha incontrato la morte così, non esistono la verità e i nemici della verità, ma bisogna sempre cercare la verità.

Perché se davvero Aylan ha incontrato la morte così, quanta superficialità è stata condivisa sui social e sul web? Anche da parte di noi professionisti delle parole, alla ricerca del sensazionalismo e senza cuore (anche quando ci guida la pietà), arroganti spacciatori di ragioni assolute, che poi sono relative? 

Perché se davvero Aylan ha incontrato la morte così, abbiamo sbagliato tutto. Quel bambino non aveva bisogno di essere sbattuto in prima pagina per assicurare ai "buoni" questo simbolo umano della battaglia giusta per i profughi , ma aveva bisogno di persone che lo tutelassero finalmente, come non avrebbe fatto il padre.

Perché se davvero Aylan ha incontrato la morte così, è il simbolo dell'industria della morte altro che della solidarietà. 
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