Primarie Usa a colpi di lobby: la grande rinuncia a big oil

12 gennaio 2016 ore 15:29, Luca Lippi
Il circo mediatico che accompagna la campagna elettorale per le primarie americane oltre i colori e il clima da corrida è un crescente e sfavillante rocambolesco crescere di toni mano a mano che si avvicina la data fatidica del confronto dentro le urne. E’ quello che sta accadendo fra Hillary Clinton e Bernie Sanders, che a tre settimane dal via delle primarie dopo una partenza apparentemente cordiale ora sta accumulando tensione e finiti gli argomenti politicamente corretti ora siamo “agli stracci” pur conservando un certo “aplomb”. Secondo un rilevamento Nbc News/Wall Street Journal/Marist College, nello Stato che dà il via alle primarie l'ex segretario di Stato è al 48% ma contro il 45% del senatore del Vermont che la segue così a strettissima distanza. Nel New Hampshire invece, dove si vota il 10 febbraio e che viene definito il primo appuntamento decisivo, le parti addirittura si ribaltano e Sanders che risulta in testa con il 50% mentre Hillary è al 46%. Si prospetta così un inizio tutto in salita per Hillary e da più parti si nota montare un certo nervosismo nella campagna della ex first lady ed ex segretario di Stato. Domenica 17 gennaio c’è il confronto decisivo fra i due, e in quella sede è disponibile la possibilità di spostare qualche voto, ovviamente questo richiede un duello piuttosto acceso, e a favore di Hillary Clinton ci sono le parole del presidente in carica Obama sul controllo delle ami da fuoco, e quindi con l’occasione cercherà di tracciare un solco piuttosto profondo fra lei e il contendente che è senatore del Vermont, stato dove l’uso di armi da fuoco è uno stile di vita più che una necessità vera e propria.

Primarie Usa a colpi di lobby: la grande rinuncia a big oil
Non sarà fermo a parare i colpi il senatore Bernie Sanders che ha deciso di ancorare a sinistra la sua campagna elettorale e dopo aver speso uno dei suoi colpi più d’effetto (piano per proteggere i consumatori dalle grandi banche d’affari) è pronto per sferrare l’attacco all’ex segretario di stato che percepisce finanziamenti per la sua campagna elettorale dalla lobby petrolifera. Agganciandosi all’iniziativa di Annie Leonard (direttore esecutivo di Greenpeace) che ha lanciato un progetto attraverso il quale si chiedeva ai concorrenti dem e repubblicani in corsa per per le primarie di rinunciare ai contributi elettorali da parte dell’industria petrolifera spiegando che quando accettano soldi dalle mega-industrie e in primis dalla lobby del petrolio, del gas e del carbone, i politici “stanno penalizzando in primo luogo i poveri, gli anziani e gli studenti che votano per la prima volta”. Sanders è diventato il primo candidato alla presidenza a sottoscrivere l’impegno a rifiutare contributi elettorali da parte dell’industria dei combustibili fossili, e usa questa arma contro Hillary Clinton per raccogliere il consenso a sinistra necessario per assicurarsi il sorpasso decisivo. Secondo il Center for Responsive Politics, finora la candidata democratica ha ricevuto 160mila dollari da persone che lavorano per i big delle fossili, contributi in ogni caso legittimi. Sarebbe interessante conoscere la provenienza dei finanziamenti della campagna del senatore Bernie Sanders, sarebbe inconcepibile credere che possa concorrere ad armi pari con tutti senza dover ricorrere a usare gli stessi strumenti.
Dalla parte della Clinton, il colpo di teatro è la sovrattassa ai ricchi "4% in più a chi guadagna oltre cinque milioni di dollari l'anno". Tutti a caccia di voti da sinistra e noi aspettiamo il 17 gennaio con ansia.

autore / Luca Lippi
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