Spiaggia fascista: Scarpa non è proprietario e il segretario Pd ci lavorava

13 luglio 2017 ore 13:32, Luca Lippi
A chi ha sollevato il caso della spiaggia fascista di Chioggia, esistente da due anni e non proprio in sordina, deve essere sfuggito che il segretario locale del Pd, Terry Manfrin, aveva un contratto a chiamata con l’arenile di Punta Canna. A scoprirlo il giornale la Verità. Sullo stesso giornale, è stata pubblicata un'intervista in cui Manfrin conferma di aver firmato un contratto con lo stabilimento balneare lo scorso 23 giugno, pur non avendo mai prestato servizio. 
Spiaggia fascista: Scarpa non è proprietario e il segretario Pd ci lavorava
Ci sono alcune lacune nelle dichiarazioni rilasciate dal Manfrin alla Stampa. Nell'intervista Manfrin spiega che Gianni Scarpa (il presunto titolare dello stabilimento) è un ‘volto storico’ per i clienti che però non ha quote dell'azienda. In sostanza Scarpa è semplice dipendente dallo stabilimento. Lo spiega bene Manfrin: "A Punta Canna il signor Gianni Scarpa figura come dipendente. Ma non è in azienda. Siccome Chioggia non è grandissima, alcuni miei amici coetanei sono proprietari di alcune quote societarie e mi hanno chiesto se, in caso di bisogno, avessi potuto andar lì ad aiutare". Poi comunque ribadisce che in paese Gianni Scarpa da sempre è percepito come un personaggio fuori dalla norma: "Quello che tengo a precisare è che a Chioggia giravano voci da alcuni anni circa questo personaggio un po' eclettico, ma io nulla sapevo circa i messaggi di apologia del fascismo". Piuttosto curioso invero, in un piccolo centro, in un arenile molto frequentato, che l’Eccentricità’ di Gianni Scarpa fosse altro, o solo oltre, che le sue simpatie nostalgiche sembrerebbe piuttosto incredibile.
Il segretario Pd, altresì, chiarisce le sue responsabilità: spiega di non essere stato al corrente dei simboli "fascisti" che venivano esposti nello stabilimento, e di essersi dimesso non appena questo è venuto fuori. 
Il segretario del Pd di Chioggia era già stato allo stabilimento "per prendere un caffè" ma non aveva visto il busto di Mussolini e cartelli nostalgici: "Ho visto i cartelli sulla disciplina e sull'ordine ma di Mussolini io non ho mai visto nulla". Tuttavia, la posizione del Pd di Chioggia è chiara: "Noi chiediamo che il signor Gianni Scarpa venga punito...Nel caso vi sia la presenza di reati, chiediamo che sia revocata la concessione demaniale". 
Nei giorni scorsi la Digos di Venezia aveva denunciato Gianni Scarpa. L’imprenditore, secondo quanto si è appreso, avrebbe confermato le sue dichiarazioni relative ‘allo sterminio dei tossici’, di essere contro la democrazia e di altri richiami legati al periodo del Ventennio del Duce. Un rapporto è stato inoltrato dalla Digos alla magistratura lagunare, mentre una relazione di quanto accertato era già stata trasmessa alla prefettura che stamane ha fatto notificare a Scarpa un’ordinanza “per l’immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti nel suo stabilimento balneare. Ma una domanda sorge spontanea, chi sta dicendo il vero? Se Scarpa non è il titolare dello stabilimento, quali sarebbero le sue responsabilità giacché la sua figura è né più né meno equiparabile a quella di un dipendente stagionale (come il segretario Pd Manfrin del resto)? 
Una cosa è presumibilmente vera, secondo quanto riporta Repubblica, la vergogna dello stabilimento di Chioggia durava da circa due anni, in realtà, secondo quanto dichiarato dallo stesso prefetto che ha preso in mano la questione “Adesso ancora non siamo riusciti a capire da quanto tempo andasse avanti la situazione, anche se, pur non avendone la certezza, presumo che ciò avvenisse da pochissimo, visto che anche il questore non ne sapeva nulla, così come credo la polizia locale. Intanto, anche il Comune si è attivato per verificare la sussistenza dei requisiti per la permanenza della concessione”. Detto questo, tutto è il contrario di tutto, c’è un indagato che non è il proprietario, e c’è un dipendente che oltre essere il segretario locale del Pd è anche testimone oculare non del tutto disinteressato, e forse tutta questa questione potrebbe risolversi in un ‘nulla di fatto’. 

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autore / Luca Lippi
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