Criticano il capo su WhatsApp, 2 operaie licenziate: cosa dice la legge

14 aprile 2017 ore 9:30, Americo Mascarucci
Vietato criticare il capo su Whatsapp, si rischia il licenziamento in tronco anche se quella conversazione è privata e tale dovrebbe rimanere. Due lavoratrici di 29 anni di Parma, dipendenti a tempo indeterminato di un'Azienda, sulla chat di gruppo del personale si sono sfogate contro il loro capo che pare stesse in procinto di tagliare l'organico mettendo a rischio i posti di lavoro. 
Criticano il capo su WhatsApp, 2 operaie licenziate: cosa dice la legge

I FATTI - Le due in un momento di rabbia avrebbero proferito giudizi offensivi nei confronti dell'imprenditore. Peccato che una collega appartenente al gruppo, forse per farsi ben volere agli occhi del padrone e magari evitare proprio il rischio licenziamento, abbia mostrato quelle conversazioni al datore di lavoro che per tutta risposta non ci ha pensato due volte licenziando in tronco le due operaie. Prima ha inviato loro una contestazione disciplinare e poi le ha comunicato il licenziamento. 

IL RICORSO - Le due hanno fatto ricorso al Tribunale del lavoro di Parma e a maggio si terrà la prima udienza. L'avvocato Silvia Caravà che assiste le due lavoratrici intervistata dal Corriere della Sera ha parlato di "atti di goliardia probabilmente non troppo dissimili da quelli che si sentono in tutti i luoghi di lavoro". 
Il legale è fiduicioso: "C'è una sentenza del Tribunale di Milano che, riferendosi a quanto scritto in una newsletter, dà ragione ai dipendenti, tirando in ballo l'articolo 15 della Costituzione. E mi pare che un gruppo di WhattsApp sia perfettamente accomunabile a una newsletter. Quanto al contenuto delle esternazioni, – conclude la legale – non c'è nulla che possa aver arrecato reale nocumento alla controparte".

ARTICOLO 15 - Ma cosa dice in pratica l'articolo 15 evocato dal legale? La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali stabilisce, al comma 1 dell'art. 10 (Libertà di espressione), che ogni persona ha libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Tuttavia, la garanzia della Convenzione sembra essere ristretta, dal momento che questo e altri articoli riguardanti i diritti della persona contengono un riferimento alla possibile limitazione della libertà. La Costituzione italiana ha introdotto la nozione di libertà e segretezza della corrispondenza per la prima volta nello Stato italiano, superando così la visione dello Statuto Albertino che la escludeva. La Costituzione del 1948 supera inoltre la "vecchia" visione di corrispondenza, allargandola a ogni mezzo di comunicazione. L'art. 15 Cost. contiene un principio supremo e recita:
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
Criticano il capo su WhatsApp, 2 operaie licenziate: cosa dice la legge

COSA DICE LA CASSAZIONE - La condotta illecita del lavoratore fuori dall’orario e dall’ambiente di lavoro, può essere giusta causa di licenziamento se, tale condotta sia così grave da ledere il rapporto fiduciario posto alla base del contratto di lavoro.
E’ questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza nr. 8132 dello scorso 29 marzo 2017. Con questa sentenza la Suprema Corte torna a decidere sulla rilevanza che, in ambito lavorativo può avere una condotta illecita posta in essere dal lavoratore fuori dall’ambito lavorativo. L’ obbligo di fedeltà e quello della diligenza nella prestazione lavorativa, non devono essere intesi in senso restrittivo ma, al contrario, assumono rilevanza anche in “relazione a comportamenti che, per la loro natura e per le loro conseguenze, appaiano in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o creino situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della stessa”.
Spetta poi ai giudici di merito valutare se la gravità del comportamento extralavorativo sia tale o per contrarietà alle norme etiche o del comune vivere  a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore e lavoratore.
A questo punto i giudici dovranno valutare se la condotta posta in essere dalle due dipendenti sia proporzionata al licenziamento e se via sia stata effettivamente diffamazione nei confronti del datore di lavoro. 

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