Messina, bimbo autistico senza Comunione. Faraone: "Ignoranza, mia figlia la fa col cuore"

14 giugno 2016 ore 15:36, Andrea De Angelis
Bufera a Messina. Sul caso, ovviamente, resta il condizionale. Anche perché tra familiari e parroco c'è stato un botta e risposta, come riportato dal Corriere della Sera. A lanciare le accuse è stata all’inizio la madre del piccolo: "Il sacerdote mi ha detto che era meglio aspettare perché al momento il bambino non avrebbe capito l’importanza di tale sacramento. Ma io penso che mio figlio non debba essere discriminato, gli autistici spesso capiscono le cose meglio di altri. Inoltre lo stesso Papa ha detto che non si devono discriminare". Il parroco prova a difendersi: "Non ho mai incontrato la madre del piccolo e non ho mai detto che non voglio fargli fare la prima comunione, anzi sono pronto a celebrarla non ci sono problemi". Ribattono i familiari del bambino: «Noi abbiamo detto la verità e forse il prete si è reso conto di aver sbagliato».

"Avete mai provato a cercare su Google 'sacerdote nega la comunione a bambino autistico'? L'ho appena fatto: viene fuori una sfilza di articoli di giornali, geolocalizzati ovunque in Italia. Ultimi, in ordine di comparsa, quelli che raccontano la storia di un bambino autistico di Rometta, in provincia di Messina, che non può accedere al sacramento della Comunione perché il parroco non lo ritiene ancora 'pronto'. Ma pronto rispetto a cosa? M’ero fatto l’idea che Dio appartenesse a tutti. Per certuni invece è appannaggio soltanto di chi ha mezzi intellettivi adeguati. O forse casi come quello di Rometta si verificano solo perché sull’autismo, purtroppo, c'è ancora tanta ignoranza. E non può continuare a essere così". Lo scrive sul proprio profilo Facebook Davide Faraone, Sottosegretario all’Istruzione e Presidente della Fondazione italiana autismo.

Messina, bimbo autistico senza Comunione. Faraone: 'Ignoranza, mia figlia la fa col cuore'
"La Comunione di mia figlia Sara - continua - la ricordo bene. Mentre la vedevo procedere lungo il corridoio vestita di bianco, con il giglio in mano, anche io mi sono chiesto se una bambina autistica potesse esprimere la fede. La risposta non è tardata ad arrivare: la fede non è mente fredda, è cuore. E nessuno più di lei poteva avere un cuore lindo in grado di accogliere Dio".
"Cosa vuol dire, allora, quell’essere 'pronti' del sacerdote di Rometta? Vuol dire applicare sempre la stessa chiave di lettura senza tenere conto delle specificità delle persone - prosegue Faraone - Significa tracciare una linea di confine, noi e loro, ed esprimere giudizi che poco hanno a che vedere con l’accoglienza e l’inclusione che in casi come questo dovrebbero essere prassi indiscussa. Significa non volere andare oltre, non volere cercare di capire un disturbo, le sue cause e i suoi effetti. Ed è un peccato, se pensiamo a quanti invece, sempre nella Chiesa, spalancano le braccia e si rimboccano le maniche per essere sostegno a ragazzi con autismo e alle loro famiglie”.


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