Lista Fasci a Mantova, si muovono i Carabinieri e la Boldrini ma senza appiglio

14 giugno 2017 ore 16:08, Americo Mascarucci
Non si placano le polemiche relative alla presentazione della lista "Fasci Italiani del Lavoro" in un paesino della provincia di Mantova dove si è votato l’11 giugno per eleggere il sindaco. La lista ha ottenuto il 10,4% dei voti con l’ingresso in consiglio comunale di Fiamma Negrini figlia del leader di questo movimento, Claudio Negrini, che con insistenza, dopo 15 anni di tentativi andati a vuoto stavolta è riuscito nell’impresa di presentare una lista e far eleggere un consigliere comunale.
Lista Fasci a Mantova, si muovono i Carabinieri e la Boldrini ma senza appiglio

LE POLEMICHE - La vicenda ha destato scandalo dopo che è intervenuta la presidente della Camera Laura Boldrini che ha chiesto al ministro degli Interni Minniti di intervenire "per garantire il rispetto delle regole che vietano di accettare contrassegni in cui siano contenuti espressioni, immagini o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie". Come prima conseguenza il prefetto di Mantova, Carla Cincarilli, ha sciolto la sottocommissione elettorale circondariale che ha ammesso la lista alle elezioni. Sono intervenuti anche i Carabinieri che hanno chiesto e ottenuto dal Comune una informativa in merito alla vicenda relativa alla presentazione della lista che è contraddistinta da un simbolo contenente una ruota dentata di color rame sovrapposta da un fascio repubblicano rosso e nella parte inferiore...la scritta...Fasci italiani del Lavoro. 

LA LEGGE SCELBA - Una polemica che sembra tanto figlia di una strumentalizzazione politica priva di fondamento. La legge Scelba infatti vieta la "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana. 
Questo però secondo la legge deve avvenire attraverso determinate tipologie di reato e nella fattispecie "quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista". 
La legge n. 645/1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.
Nessuna di queste ipotesi di reato sembrerebbe configurarsi nel caso di specie visto che non c'è stata nessuna azione di carattere anti-democratico e nessun rentativo di sovvertire l'ordine costituito, dal momento che la lista si è presentata regolarmente alle elezioni ed è stata, altrettanto democraticamente, eletta dai cittadini. Inoltre la campagna elettorale non è stata contaddistinta da atti di violenza o da apologie di fascismo. 
Ultima riflessione: la disciolta commissione elettorale che ha ammesso la lista è composta da autorevolissimi funzionari della Prefettura e della Questura di Mantova, quindi perfettamente esperti di leggi e regolamenti dello Stato. E allora, di cosa parliamo?

#fasci #boldrini #carabinieri


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