Draghi pronto al Brexit: da “fuciliere” a “paracadutista”? Il rischio-banche

15 giugno 2016 ore 15:19, Luca Lippi
Rassicurante Mario Draghi sugli eventuali effetti del Brexit, afferma di avere già pronto il “paracadute per fare fronte alle eventuali turbolenze economiche. Dal confronto che c’è stato sulla questione fra il Governatore della Bce e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker è emerso che l’esito del voto in Gran Bretagna possa creare uno tsunami sull’economia europea. Noi ci siamo già pronunciati sull’argomento, lo tsunami non sarà certamente economico ma politico. Nei fatti, essendo affetti da una insensata e perniciosa finanziarizzazione delle dinamiche politiche, è ovvio che le conseguenze politiche andrebbero a minare anche le politiche economiche, e se la finanza crede di risolvere anche questa eventualità con una pioggia di denaro commetterà il solito errore di superficialità. La finanza è uno strumento, non sarà mai un elemento in grado di indirizzare la politica.
In concreto però, nessuna indiscrezione è trapelata dopo la conversazione intercorsa fra Draghi e Juncker, né i sorrisi di circostanza hanno tradito alcuna emozione. Draghi si è limitato a ribadire, come aveva già fatto ai primi di giugno in occasione della riunione del direttorio della BCE che si è tenuta a Vienna, che "siamo pronti per ogni risultato".

Draghi pronto al Brexit: da “fuciliere” a “paracadutista”? Il rischio-banche

Uno dei paracaduti che sta preparando la Banca centrale europea consiste in una nuova serie di stress test specifici per gli istituti bancari più a rischio dell'Eurozona. A riferirlo è stato il presidente del Consiglio di Supervisione bancaria, la vigilanza della Bce, Daniele Nouy, nel corso di un'audizione a Bruxelles. Le banche comunitarie saranno messe alla prova per capire se siano in grado di “far fronte ai venti contrari che potrebbero essere generati dai mercati”. Ma allora non esiste nessun paracadute! In sostanza si vedrà solamente se i capitali delle banche sono in grado di assorbire il colpo, e se non sono in grado dare la colpa al Brexit dando la stura al bail-in e coronando il sogno di creare pochi e grandi istituti di credito (il sogno della finanza mondiale da secoli).
Ancora cieca visione finanziaria all’orizzonte; in realtà le conseguenze del "leave" qualora si verificasse il Brexit, non tarderanno ad investire l'economia del continente e c'è da temere che a subire le peggiori conseguenze non sarà il Regno Unito, ma quel che resterà della traballante Unione Europea. Nonostante si siano susseguiti nelle ultime settimane gli appelli del Fmi, dell'Ocse, della Bank of England e di molti “autorevoli” politici ed economisti contrari alla Brexit, secondo gli ultimi sondaggi sarebbero in testa gli antieuropeisti. Difficile, se non impossibile, prevedere l'esito del voto che rischia di cambiare per sempre il destino dell'Europa. Quel che è certo è che la Brexit in questo momento spaventa più l'Unione Europea del Regno Unito. E per diverse ragioni.
Migranti: innanzitutto spaventa i migranti comunitari, perché Londra è un importante polo di attrazione per tutti i lavoratori continentali. Basti pensare che solo nella metropoli inglese vivono circa 500mila italiani, che si sono trasferiti per esigenze economiche e professionali. Se dovesse vincere il "leave", i giovani europei in cerca di lavoro potrebbero perdere la possibilità di emigrare a Londra per trovarlo. 
Questo è falso perché la più antica democrazia non ha mai respinto forza lavoro utile, è una delle comunità con il più tasso di integrazione.
Questione finanziaria: in caso di Brexit probabilmente sarebbero le banche europee a subire il contraccolpo peggiore. E infine, ma non è meno importante, c'è la questione politica (questo secondo gli autorevoli pareri economici e politici). Nella realtà se nella Ue si viene a creare uno scompenso politico di proporzioni prevedibilissime (è solo questione di tempo e non dipende dal Brexit) la Gran Bretagna uscendo potrebbe proporsi come una immensa area a tassazione agevolata, e non avranno spazi sufficienti per ospitare imprenditori ed eccellenze di vario genere che per legittima difesa andrebbero a portare ricchezza nel regno.

Cosa ne sarà dell'Unione Europea senza il Regno Unito? La Brexit potrebbe diventare il colpo di grazia per la sofferente UE: acefala di una vera leadership politica, in piena crisi economica, del tutto incapace di gestire i flussi migratori che stanno cambiando la sua stessa natura, sconvolta dagli attentati terroristici e spaventata dall'ascesa dei movimenti di estrema destra in molti paesi membri, come reagirà all'uscita del Regno Unito dall'alleanza continentale? 
La lenta agonia della disgregazione, con la Grecia pronta a fare il grande passo verso Putin giacché sarà abbandonata a se stessa, e gli Stati Uniti che si avvicinano definitivamente per rosicchiare terreno.
Siamo tornati senza rendercene conto agli anni ‘50 - ’60,  Charles De Gaulle avvertiva il mondo che gli inglesi erano la propagine degli Usa in Europa, e non ce li voleva. Forse il 23 giugno si compie il disegno di cancellare politicamente l’Europa invasa a nord dagli Stati Uniti e a sud da Putin con la nuova finestra sul Mediterraneo lasciata aperta dalla Grecia. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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