In Cina gli spray anti-smog hanno "l'aria fresca del Canada", effetto Napoli?

16 dicembre 2015 ore 15:22, Andrea De Angelis
In Cina gli spray anti-smog hanno 'l'aria fresca del Canada', effetto Napoli?
Forse poteva pensarci solo Totò. Invece lo ha fatto una start-up canadese, cercando così di rispondere all'emergenza record legata allo smog che da un mese attanaglia come mai prima d'ora la Cina. Altro che mascherine, il rimedio sarebbe (si fa per dire) in alcune bombolette spray. 

All'interno ecco l'aria fresca (e pura) delle foreste delle Montagne Rocciose. In Cina, con l'inquinamento sempre più alle stelle, l'offerta, battezzata con il nome di "Vitality air", sta diventando un articolo richiestissimo, come scrive il "Telegraph".
La singolare bottiglia è nata in Canada da un anno, ma nel Paese asiatico è arrivata soltanto un paio di mesi fa, e le vendite stanno andando alla grande. "La nostra prima partita di 500 bottiglie di aria fresca è stata saccheggiata in quattro giorni", dice uno dei vertici della start-up, Moses Lam
Ma quanto costa l'aria? Una confezione pari a 7,7 litri di aria pura è in vendita per 100 yuan, cinquanta volte più cara dell'acqua minerale in Cina. Se paragoniamo la cifra all'Italia, potremmo dire che si avvicina (e probabilmente supera) i 15 euro. Un vero e proprio affare. Ad acquistare la Vitality Air sarebbe soprattutto chi vive nelle grandi città del nordest e nel sud del Paese, dove i livelli di inquinamento sono da emergenza. Non si tratta chiaramente di un rimedio, ma di un mero sollievo. A pagamento, si intende. 
Una roba del genere, diremmo noi, potevano inventarsela magari a Napoli e il paragone non sarebbe del tutto inesatto, anzi. Come riporta il sito ariadinapoli.it, per Claudio Ciaravolo, l’Aria di Napoli aveva ovviamente un’aria familiare: sapeva meglio di chiunque altro che il nonno aveva messo in circuito il racconto della vendita della lattine d’aria, ma non le aveva mai realizzate, né tantomeno commercializzate.
Lui invece le realizza concretamente: commissionando a una fabbrica che inscatola pomodori cento lattine vuote, perfettamente chiuse: dunque leggerissime, dal momento che dentro non c’è niente . Poi tira al ciclostile cento etichette con su scritto: “Aria di Napoli”. Su cinquanta esemplari aggiunge “Con smog”, sugli altri  “Senza smog”. Nel 1970 siamo ancora lontani dall’attuale attenzione all’inquinamento: in quei giorni, le polveri sottili le conoscono solo i  polmoni della gente. E’ comunque già epoca, a Napoli, di traffico convulso: non a caso, le prime targhe pari e dispari d’Italia nasceranno proprio qui. Lo smog è un segno di industrializzazione, oltre che di industriosità: è a Milano che esiste, classicamente, lo smog. A Napoli non dovrebbe esserci, perché mancano sia la nebbia, che il fumo delle  fabbriche (che non ci sono). E invece a Napoli lo smog esiste: nelle lattine...
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