Gli occhi attenti se ne accorgono: l'economia globale sta collassando

16 ottobre 2015, Luca Lippi
Gli occhi attenti se ne accorgono: l'economia globale sta collassando
C’è qualcosa che per i meno attenti o semplicemente per chi non si occupa professionalmente di Scienza Economica non è chiaro e rilevabile, la questione è la festa dei Mercati (rialzi troppo umorali) mentre fuori dalle sale operative l’Economia sta collassando. 

È un discorso molto tecnico, ma cercheremo di renderlo comprensibile (compatibilmente con la serietà della questione). Non c’è una notizia o un minimo riferimento al fatto che la Cina sta vivendo un crollo dell’Import che sarebbe replicabile solo in una situazione di conflitto bellico. Medesima situazione si sta verificando in India dove il collasso dell’import è affiancato a quello dell’export, sono dati di settembre per tutte e due le economie emergenti.

Accomunare Cina e India dal punto di vista economico è un azzardo ma in questa analisi a noi interessano le “grandezze”, e anche ai Mercati interessano le grandezze. Premesso che la Cina è ancora un’economia di stato, l’India al contrario ha scommesso sull’abbattimento delle barriere doganali e le privatizzazioni aggredendo e aprendosi alla sfida globale con fin troppa intraprendenza. Nei fatti, da un punto di vista economico le due potenze emergenti hanno in comune l’aumento esponenziale della popolazione, l’ascesa della potenza economica, una massa emergente di persone ambiziose (la classe media) sempre più esigente. 

Entro il 2020 i consumi annuali toccheranno i 4.200 miliardi di dollari per la Cina e i 2.600 per l’India (dati estratti da un’analisi redatta da Bcg - società di consulenza statunitense Boston Consulting Group). Su questi numeri tutte le economie mondiali hanno investito per andarsi a conquistare un “bottino” così grande, soprattutto dopo avere valutato la saturazione del mercato di casa propria, è dunque una competizione a suon di dollari. Entro il 2029, se non prima, la Cina avrà superato gli Stati Uniti diventando la prima economia mondiale per grandezza. Entro il 2028, l’India avrà invece probabilmente superato la Germania e il Giappone, piazzandosi come terza economia del mondo. 

Tra il 2010 e il 2020, la popolazione di Cina e India consumerà beni e servizi pari a 64.000 miliardi di dollari. I consumatori cinesi, lungo questo lasso di tempo, ne spenderanno 41.500, con un incremento annuale della spesa del 203 per cento passando da 2.000 a 6.200 miliardi annui. Gli indiani spenderanno 22.500 miliardi con le spese annuali che passeranno da 991 a 3.600 miliardi, un incredibile aumento del 261 per cento. In altre parole, spenderanno circa 10.000 miliardi l’anno entro il 2020. Questo è il premio da conquistare!

Tuttavia, questi due mercati stanno subendo una violenta battuta di arresto (fisiologica invero) ma sempre di battuta d’arresto si tratta, quindi i mercati dovrebbero essere piuttosto preoccupati, invece c’è euforia. L’euforia è legata solo ed esclusivamente dall’attività delle “stamperie centrali”, perché (è evidente) l’economia reale è ferma, grippata, amorfa! Non c’è un dato macro comprensibilmente positivo per concedere serenità alla finanza se non il fatto che le banche centrali drogheranno all’infinito il mercato con nuova moneta sonante.

In termine tecnico la finanza sta comprimendo la volatilità e in questo preciso momento parlare di bolla non è proprio esatto, piuttosto si sta caricando di forza detonante il colpo da sparare dai mercati saturi, voraci di altri mercati da conquistare sperando che le attese di sviluppo (nonostante la battuta di arresto attuale e sottaciuta) siano confermate. In buona sostanza siamo passati da una generazione di economisti e finanzieri usi a operare su dati certi, a una generazione di pokeristi assistiti da un finanziatore (le banche centrali) ormai disabituati a operare su dati certi ma bravissimi e velocissimi a grattare e sperare di vincere!

Funziona così ormai dal 2011, e qualche preoccupazione emerge anche in casa nostra dove si sta scambiando il movimento favorevole internazionale per il made in Italy senza considerare che il nostro made in Italy è ormai ridotto a un artigianato altamente specializzato e qualificato, ottimo per sostenere un Paese con sovranità monetaria, ma del tutto inadeguato a confrontarsi col mercato globale. Il made in Italy di cui parlano dall’Italia è fatto da prodotti cinesi “fatti in Italia” e quindi inutili per l’economia interna. Se Cina e India non escono fuori subito dallo stallo, l’occidente farà la fine dell’orchestrina sul ponte del Titanic.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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