Il Pd gioca d'azzardo alla Festa dell'Unità di Ravenna

16 settembre 2015, Americo Mascarucci
Il Pd gioca d'azzardo alla Festa dell'Unità di Ravenna
Il Partito Democratico “gioca d’azzardo”. 

No, non stiamo parlando di azzardi politici ma di un vero e proprio “casinò” che per due settimane è stato ospitato all’interno di uno stand alla Festa dell’Unità di Ravenna. Il bello poi è che la sala –giochi ospitata nello spazio espositivo ha sede niente meno che nella Repubblica di San Marino, ossia nel paradiso del gioco d’azzardo. Una scelta che in tanti hanno contestato soprattutto sul pieno etico. 

Perché, è un dato di fatto, come la ludopatia, ovvero la dipendenza dal gioco, sia purtroppo una delle cause più frequenti della riduzione sul lastrico delle famiglie, costringendo i ludodipendenti ad indebitarsi fino al collo per avere i soldi da investire nelle slot. Chi ha avuto la fortuna di “disintossicarsi” dal gioco d’azzardo ha raccontato come la dipendenza inizi dal nulla, giocando pochi spiccioli, per poi diventare un’abitudine cronica, fino a far perdere al soggetto la capacità di valutare le ingenti somme di denaro sprecate nelle sale da giochi. 

Perché alla fine la ludopatia scatena una dipendenza simile a quella della droga, contraddistinta da vere e proprie crisi d’astinenza che spingono l’individuo a ricercare ad ogni costo il denaro necessario per giocare. Insomma una pratica che andrebbe scoraggiata e non incentivata. Eppure alla Festa dell’Unità quello stand è sembrato lanciare un messaggio di segno diametralmente opposto, incoraggiando i visitatori ad entrare nel mini casinò e azzardare, non certamente a costo zero. 

La polemica è divampata su Facebook e ha costretto il segretario provinciale del Pd Michele De Pascale a chiedere scusa: «Abbiamo sbagliato - ha ammesso sui social network - dentro la Festa dell’Unità di Ravenna, nella parte destinata agli espositori, è presente uno stand che pubblicizza una nota sala giochi della Repubblica di San Marino. Risparmio a tutti la supercazzola con mille possibili scusanti ma spazi espositivi e raccolta pubblicitaria non sono gestite da noi, ma da un’agenzia esterna». Come dire: non siamo stati noi a scegliere gli espositori, perché ci occupiamo dell’aspetto politico, per quello pubblicitario non è affare nostro. 
Una motivazione debole che non ha tuttavia sconsigliato un’opportuna richiesta di scuse: “Abbiamo commesso un errore nel non vagliare attentamente la lista degli espositori – ammette ancora De Pascale - e conseguentemente opporci a questa presenza nella nostra festa. Questo errore non lo commetteremo più a partire da questa sera (ieri, ndr) e per gli anni a venire. La lotta contro il gioco d’azzardo è per noi una priorità assoluta e siamo chiamati a dare il buon esempio. In questo caso, purtroppo, non lo abbiamo dato». 

Scuse che ovviamente non hanno smorzato le polemiche. Massimo Manzoli, fondatore del Gruppo dello Zuccherificio, l’associazione culturale impegnata sul terreno della legalità e contro il gioco d'azzardo è un fiume in piena. «A me ’sta roba fa schifo – ha scritto su Facebook - Svista? Leggerezza? Sottovalutazione del problema azzardo? – si domanda - fatto sta che allo spazio espositivo della festa Pd di Ravenna si può provare a giocare d’azzardo. Bastava che uno lo dicesse e lo stand-casinò sarebbe stato chiuso. Ora chiedo ai frequentatori abituali della festa Pd: ma veramente nessuno se ne era accorto in 15 giorni? Veramente? Non scherziamo dai. Bastava alzare la mano e l’avrebbero chiuso giorni fa». 

Già, nessuno si è reso conto in due settimane che quello stand era inopportuno? Nessuno si è sentito in dovere di far notare agli organizzatori che non era proprio il caso di ospitare un casinò all’interno di una festa popolare frequentata da persone di tutte le età, compresi anche minorenni? Oppure come si dice solitamente “pecunia non olet” ossia il denaro non puzza mai, specie se gli introiti pagati dalla sala giochi per essere ospitata a Ravenna, tornavano utili per far fronte alle spese dell’organizzazione? Vuoi vedere che “l’azzardo” alla fine costerà caro al segretario provinciale? Staremo a vedere.
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