Der Spiegel, Ue vuole (anche) le centrali atomiche. Mossa anti-Putin

17 maggio 2016 ore 16:41, Luca Lippi
Quando si dice un passo avanti e due indietro. Prima di controllore la situazione attuale del nucleare in Europa, in cronaca dobbiamo segnalare che la Commissione europea vuole promuovere la costruzione di centrali atomiche, così come lo sviluppo di piccoli reattori. 
E’ quanto si legge nel quotidiano tedesco Der Spiegel, citando un piano strategico elaborato a Bruxelles. Il documento vuole porre le basi della futura politica sul nucleare dell'Unione europea e sarà analizzato per la sua approvazione domani dai commissari per l'Energia. Tra le varie questioni, la Commissione europea propone di stringere la collaborazione tra i 28 Stati membri per l'indagine, lo sviluppo, il finanziamento e la costruzione di nuovi e innovativi reattori.

Der Spiegel, Ue vuole (anche) le centrali atomiche. Mossa anti-Putin

Recentemente le indicazioni dei singoli Paesi erano lievemente discordanti da quanto propone oggi la commissione sull’argomento; l'energia nucleare nell'Unione europea ha rappresentato nel 2010 il 13,5 % del consumo totale di energia. Le politiche energetiche dei paesi membri della UE variano notevolmente. Alla fine del 2011 erano 14 (su 27) i paesi che avevano almeno un reattore nucleare: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito. A fine 2011 nella UE erano presenti 134 reattori nucleari e 6 erano in costruzione. La maggior parte, 116 unità, si trovavano in sette paesi. La costruzione dei nuovi reattori in Finlandia e in Francia, che avevano lo scopo di condurre una rinascita del nucleare, ha subito dei ritardi e ora sono in esecuzione fuori budget.
Dopo il disastro nucleare di Fukushima, la Germania ha definitivamente chiuso otto dei suoi reattori e si è impegnata a chiudere i rimanenti entro il 2022. Gli italiani hanno votato in massa per mantenere il loro paese fuori dal nucleare. La Svizzera e la Spagna hanno vietato la costruzione di nuovi reattori. Il Belgio sta pensando di eliminare gradualmente le sue centrali nucleari, forse già dal 2015. La Francia, spesso considerata un modello nucleare commerciale per il mondo, oggi è bloccata in un dibattito nazionale su un parziale uscita dalla fase nucleare.
Cosa ha fatto cambiare idea di colpo alla Commissione europea? A prima vista potrebbe essere una opportunità per sganciarsi dalla Russia, solo a prima vista però, perché per tutto il resto, il nucleare diluisce e riduce ogni implicazione a impatto ambientale nel breve e medio termine ma non nel lungo (smaltimento scorie), poi c’è un eventuale risparmio sull’utilizzo del petrolio, ma ai prezzi attuali sarebbe da escludere anche questo (a meno che non si preveda qualche criticità diversa sul petrolio). Riguardo l’approvvigionamento di materia prima (uranio) questo non è infinito e quindi anche in questo caso nel breve i prezzi aumenterebbero. 
Dunque la risposta alla domanda sul perché di tanto interessamento a riprendere la politica nucleare in Europa non c’è! Dovremo quindi verificare con attenzione l’evoluzione sull’argomento, al momento la Ue invita a migliorare le condizioni quadro per investire nell'energia nucleare con l'appoggio del Fondo europeo per gli investimenti strategici, e chiede di accelerare la costruzione di piccoli reattori che possano entrare in funzione entro il 2030. Secondo diversi esperti interpellati da Der Spiegel, l'iniziativa vorrebbe ridurre la dipendenza energetica dal gas russo e avanzare nella riduzione delle emissioni di CO2. Il piano sottolinea l'importanza della sicurezza e chiede test di resistenza dei materiali per le centrali più antiche. Seguiamo l’evoluzione perché non è tutto così chiaro e logico!

autore / Luca Lippi
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