Per il segretario del Consiglio d’Europa omofobia è populismo. Ripassiamo il significato

17 maggio 2017 ore 15:00, Luca Lippi
Ieri, Thorbjorn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, alla vigilia della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia in programma per oggi 17 maggio, si è schierato apertamente contro l’omofobia creando qualche confusione, però, per tutti quelli che pur non essendo omofobi, transfobi o bifobi sono semplicemente uomini e donne per come si è lasciato vivere da secoli fino alle soglie degli anni 2000. 
Ha detto Thorbjorn Jagland: “Gli Stati hanno l’obbligo di proteggere le persone LGBT dagli atti di violenza e dalla discriminazione di cui sono vittime e che si stanno moltiplicando: una ONG ha recentemente segnalato che nel 2016 gli insulti e gli episodi di violenza a carattere omofobo sono aumentati del 20% in Francia. Sono anche particolarmente inquieto per le notizie relative a presunte persecuzioni di massa di persone LGBT in Cecenia. La discriminazione e la violenza nei confronti delle persone LGBT rappresentano un esempio di populismo della peggior specie e costituiscono quindi un pericolo per la democrazia, contro il quale i governi devono reagire facendo il massimo per porvi fine”. Jagland rammenta, a tutti gli Stati che ne fanno parte, che il Consiglio d'Europa non può ne intende tollerare la violenza e la discriminazione nei loro confronti. 
Per il segretario del Consiglio d’Europa omofobia è populismo. Ripassiamo il significato
La confusione emerge nel momento in cui il segretario generale del consiglio d’Europa nello stesso discorso mischia il non rispetto nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) col populismo.
La violenza sicuramente è qualcosa da rigettare, così come il razzismo nella sua accezione più comune, l'odio neanche a parlarne. 
Il razzismo è un reato, e come tale va trattato: Il convincimento che la razza, il colore, la discendenza, la religione, l'origine nazionale o etnica siano fattori determinanti per nutrire avversione nei confronti di individui o gruppi, è un pregiudizio, una forma irrazionale di intolleranza, ma è anche e soprattutto un crimine punito dalla legge italiana. La costituzione italiana condanna ogni forma di razzismo, e all'articolo 3 recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". 
E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese. Ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza, l'origine o la convinzione religiosa è considerato dalla legge italiana discriminatorio (art.42 del d.lgs. 286/98). Si tratta di un comportamento illegittimo anche se non è intenzionale, perché comunque distrugge o compromette il riconoscimento, il godimento o l'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Vista la gravità di tale fenomeno, la legge prevede delle pene molto dure, per i colpevoli.
Il populismo, ancora non sembrerebbe un reato, oltretutto il termine è usato a sproposito né più né meno come quello di ‘razzismo’. La parola populismo può avere numerosi campi di applicazione. La definizione di "populismo" data dal Vocabolario Treccani è la seguente e concerne l'ambito politico: "[...] atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi”.
Il largo uso che i politici e i mass media fanno del termine "populismo" ha contribuito a diffondere la tendenza, spesso a scopo denigratorio, a definire "populisti" attori politici dal linguaggio poco ortodosso e aggressivo, i quali demonizzano le élite ed esaltano "il popolo" come fonte unica di legittimazione del potere. Tale legittimazione è considerata di per sé sufficiente a giustificare un superamento dei limiti di diritto posti dalla Costituzione all'esercizio del potere politico stesso. Detto questo, non è ancora un reato da perseguire.
In conclusione, sembra piuttosto evidente, e per fortuna ancora anomalo ai più, il fatto che accomunare situazioni e condizioni diverse sia una pratica assai più vicina a unificare (o appiattire) il pensiero, piuttosto che un normale riconoscimento di comportamenti poco confacenti ad una società civile. Sia ben chiaro la stranezza è nell’intervento del segretario generale del consiglio d’Europa. 

#ThorbjornJagland #Omofobia #Populismo #Loveislove
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...