Gli effetti del terrorismo, l'Occidente sta andando in tilt sulle libertà e sull'identità

17 novembre 2015 ore 13:27, Marta Moriconi
Gli effetti del terrorismo, l'Occidente sta andando in tilt sulle libertà e sull'identità
Alla democrazia occidentale, così ci fregiamo di chiamarla anche se andrebbe rivisto il nome dopo che per tre volte consultive a guidare il nostro Paese (per esempio) non c'è stato più un partito eletto, piace trastullarsi nelle ipocrisie, nelle frasi fatte, nei valori sulla carte (anzi sulle Carte- stracce).

E infatti, poco dopo gli attentati di Parigi, il motto "giacobino" era "libertà". Sì, ma quale? Quella di andare al ristorante, ai concerti, alle partite in piena tranquillità facendo finta che nulla fosse accaduto e sfidando quella strategia della tensione che i terroristi attuano per renderci vittime. E nessuno, a parte il direttore di IntelligoNews, ha pensato bene di sottolineare che quello è un effetto delle libertà e non sono quelle libertà conquistate dalla nostra civiltà. La realtà è che la parola da sbandierare, come ha detto il Papa in un'omelia di ieri ma non legandola ai fatti di Parigi, è identità. 
E la realtà rispetto a questa è che la nostra civiltà ha valori cristiani, e che quei valori non ci sono più insieme a quelli liberali. Stanno scemando, a favore di altri che sono la loro brutta e cattiva copia. Ed ecco qua che al posto della dignità della persona-creatura è stata sostituito il diritto di andare a cena con gli amici (e chi se ne importa se si perde la vita, la vita ha valore nel momento in cui posso cenare). L'Occidente sta andando in tilt, il suo cortocircuito riguarda se stesso e non tanto i terroristi, effetto dei suoi mali e frutto delle sue scelte. Non nel senso che ci meritiamo di saltare in aria, ma nel senso che non c'è frase che pronunciamo questi giorni che non sia contraddetta dai fatti. Nel disordine quale ordine possiamo rimettere? Nell'ipocrisia, quale salvezza può arrivare? Nel buonismo, quale amore verso noi stessi c'è? Sì, perchè quando eravamo cristiani rispettavamo la vita umana, nel suo nascere e morire. Ora no, e quale vita possiamo chiedere di risparmiarci se non sappiamo tutelarla per primi noi? L'appello al rispetto della vita entra in contraddizione nel momento in cui noi stessi quella vita non l'amiamo più, spesso non l'abbiamo accolta, troppe volte gli abbiamo staccato la spina. 

E allora i diritti sulle nostre bocche sembrano parola vane, al vento, parole superbe di chi umilia ma non vuole essere umiliato, dice di affrontare la paura e chiude i concerti, dice di voler andare allo stadio ma lo stadio è chiuso per motivi di sicurezza. Perché siamo tutti così: falsi e vuoti. Siamo parolai senza più parole vere. Siamo menzogneri e deboli, abbiamo già offerto la nostra vita tanto tempo fa. E non ci rimane che un’ultima liturgia: quella del pianto. E un unico tabernacolo: quello della messinscena. 


caricamento in corso...
caricamento in corso...