Corte dei Conti: "boccia" la Spending Review e i servizi. Come gli italiani

18 febbraio 2016 ore 15:45, Luca Lippi
Stavolta la tirata di orecchie al governo arriva direttamente dalla Corte dei Conti e per bocca del Presidente Raffaele Squitieri, la cornice è quella dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016, e ovviamente argomento è la spending review. Indipendentemente da quello che imporrebbe l’Ue, è sempre opportuno mantenere in equilibrio i conti pubblici, e allo stato attuale i conti italiani sono soprattutto da riequilibrare. Le prevedibili revisioni al ribasso delle stime di crescita (ancora non è ben chiaro come possano crescere posti di lavoro con il rallentamento del pur lento incedere del Pil) non fanno altro che fare emergere con prepotenza il clima di incertezza.

Corte dei Conti: 'boccia' la Spending Review e i servizi. Come gli italiani
Nello specifico Squitieri dice: "Bassa crescita del prodotto e inflazione ai minimi storici rappresenterebbero una combinazione particolarmente sfavorevole, soprattutto per i Paesi, come il nostro, impegnati in un difficile percorso di convergenza verso il riequilibrio dei conti e di riduzione del debito pubblico". Squitieri sottolinea anche che la flessibilità concessa dall’Europa è stata già spesa completamente nella manovra di finanza pubblica per l’anno in corso, forse anche qualcosa di più, e considerando la congiuntura favorevole, che avrebbe dovuto agevolare una gestione meno dispendiosa della spesa, la prospettiva non è delle migliori.
Prosegue Squitieri: "Per i prossimi anni il profilo programmatico di riequilibrio della finanza pubblica resta impegnativo e ripropone con forza la tematica della spending review". La revisione della spesa, secondo Squitieri, è stata un parziale insuccesso imputabile "anche a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio. Il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile ad effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto, piuttosto, ad operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività. Queste considerazioni hanno indotto la Corte ad approfondire il tema della revisione della spesa per offrire un contributo informativo utile a meglio orientare le scelte di ulteriore contenimento. Su questo tema l'Istituto sta ultimando un Rapporto che entro il mese di marzo sarà posto a disposizione del Parlamento". 
La conclusione però, senza nulla togliere alla lucidità del discorso del presidente della Corte dei Conti, è che a mettere mano sulla Spending Review è proprio il Parlamento, quando sarebbe dovuta essere una manovra coercitiva facile nelle mani del governo tecnico che non ha implicazioni di carattere elettorale. Il problema purtroppo dev’essere stato proprio la “vocazione politica” di parte di quel governo tecnico che, per questo motivo, ha ritenuto opportuno non mettere mano a capitoli di spesa particolarmente cari al mantenimento dei favori elettorali da parte di alcune lobby.

autore / Luca Lippi
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