Pokémon Go, via dal lavoro per la "caccia virtuale": come Tom è diventato una star

18 luglio 2016 ore 16:59, Andrea De Angelis
"Ho sempre saputo che un giorno mio figlio sarebbe diventato famoso". Così avrebbe comunicato la sua approvazione in un messaggio il padre di Tom Currie, venticinquenne divenuto effettivamente noto in Nuova Zelanda. Il motivo, però, rende perplesso più d'uno.

''Finora ho fatto 50 km e sono al livello 20'', spiega Tom, che ha prenotato tutti i passaggi in bus per il suo viaggio ''on the road'', con ben 700 Pokémon già presi nel sacco e tanta voglia di catturarne altri. Il punto è che un'altra "voglia" sembra essere venuta meno, almeno per il momento. Infatti il venticinquenne ha lasciato il suo posto di lavoro per dedicarsi totalmente alla caccia dei 151 mostriciattoli presenti nel suo Paese. Dei 151 Pokémon disponibili, Tom ne ha già raccolti 51, secondo Bbc. Un ottimo pretesto per scoprire luoghi dove non sei mai stato, secondo lui, ma se può farlo a tempo pieno è anche grazie all'aiuto dei genitori. Il loro supporto è stato fondamentale, soprattutto dal punto di vista economico. E il padre sembra averla, come detto, presa bene.

Pokémon Go, via dal lavoro per la 'caccia virtuale': come Tom è diventato una star
Si tratta, lo ricordiamo, di un gioco che sovrappone la realtà virtuale a quella che sperimentiamo con i cinque sensi: i protagonisti, i Pokemon, compaiono sullo schermo dentro alla riproduzione virtuale del luogo in cui ci troviamo in quel momento, come se fossero a pochi passi da noi. L’applicazione sfrutta il sistema GPS per individuare la posizione dell’utente, fornendo in tempo reale una mappa molto dettagliata dei luoghi circostanti. Questa caratteristica del gioco ha fatto molto discutere, poiché in tanti vi hanno visto una violazione della privacy, oltre che un modo per individuare con precisione le persone sparse per il pianeta, la cui sicurezza sarebbe quindi a rischio.




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