Effetto Usa, anche a Roma ristorante "child free": "Se volevo bambini aprivo una nursery"

19 gennaio 2016 ore 15:07, Marta Moriconi
Si sa che i bambini frignano e scalpitano. Ma il caso ha destato scalpore perché potrebbero diventare di moda anche in Italia le "no Kids zone": ristoranti, hotel, voli aerei, stabilimenti balneari vietati ai bambini.
Si chiama "childfree" la tendenza nata in Usa ed esportata in Europa, soprattutto nei "civilissimi" Paesi del nord, aperti a ogni tipo di famiglia. Sì, ma senza bambini. 
Anche a Roma è apparso un cartello “Vietato l’ingresso ai bambini”, ma a lasciare davvero senza sconcerto, è la crocetta rossa sulla faccina di un bebè in lacrime. Siamo al ristorante “La Fraschetta del pesce” a Roma e non si capisce se si tratti di una trovata per far parlare di sé o di una iniziativa spiacevole per le famiglie. 
Effetto Usa, anche a Roma ristorante 'child free': 'Se volevo bambini aprivo una nursery'
Sul cartello sarebbe scritto a chiare lettere: “A causa di episodi spiacevoli dovuti alla mancanza di educazione, in questo locale non è gradita (scritto a caratteri cubitali, ndr) la presenza di bambini minori di anni 5 nonché l’ingresso di passeggini e seggioloni per motivi di spazio. Certi della vostra comprensione si ringrazia la clientela”. Il tutto firmato dal comandante che altro non è che il proprietario del locale, che in queste ore deve affrontare critiche durissime. 
Social e recensioni non accettano infatti l'iniziativa. Su TripAdvisor si parla di "un divieto pseudo razzista" oppure contestano così il locale: "Dico solo una cosa si può anche fare il miglior menù del mondo ma non far entrare i bimbi è veramente la cosa più cattiva brutta e perfida che si può fare, non ho bimbi ma comunque non metterò mai piede in un locale cosi". 
Ma il Comandante è duro nel ribattere, e a muso duro chiude la faccenda: "La mia scelta è stata studiata e ristudiata e di conseguenza approvata. Di sicuro non è immorale e non capisco il vostro accanimento. Se volevo bambini e passeggini aprivo una Nursery e non un ristorante”.

Insomma, ma quale scelta razzista, è una scelta libera e nessuno può contestarla. Forse però, le famiglie sì. 

 

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