Dolcificanti mangia-linea: ecco perchè fanno ingrassare. L’allarme da Sidney

21 luglio 2016 ore 15:37, Andrea Barcariol

E’ molto diffuso tra coloro che spesso sono a dieta. L’uso di dolcificanti al posto dello zucchero in realtà non aiuta a rimanere in linea. Anzi. Il rischio è che si tenda a mangiare ancora di più. L’allarme arriva da una ricerca effettuata dagli scienziati dell’Università di Sidney e pubblicata su Cell Metabolism dove viene descretto l’effetto del consumo di sucralosio su determinate scelte alimentari. L’esperimento alla base di tale conclusione si è basato sull’osservazione di alcune cavie da laboratorio che per 5 anni hanno seguito una dieta a base di dolcificanti: il consumo di calorie diventava superiore del 30%, perché aumentava il senso di fame.“Abbiamo scoperto che il consumo cronico aumenta l’intensità della dolcezza dello zucchero ‘vero’, - spiega Greg Neely, uno degli autori dello studio -  questo aumenta la motivazione a mangiare di più. Il meccanismo che abbiamo trovato fa parte di una risposta al digiuno che fa in modo che il cibo più nutriente abbia un sapore migliore se si hanno i morsi della fame”.

Dolcificanti mangia-linea: ecco perchè fanno ingrassare. L’allarme da Sidney
Generalmente al posto dello zucchero si usano dolcificanti artificiali come l’aspartame, la saccarina e il sucralosio che hanno la caratteristica di conferire al cibo un sapore particolarmente dolce. Tra l’altro è ormai noto che i dolcificanti hanno altre controindicazioni. Secondo una ricerca condotta dalla York University, in Canada, i dolcificanti fanno anche aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 2.856 adulti che hanno preso parte alla “Third National Health and Nutrition Survey”. I volontari sono stati poi sottoposti a un test per rilevare l’intolleranza al glucosio che predispone al diabete. Dallo studio è emerso che l’aspartame contenuto nei dolcificanti aumenta il rischio di sviluppare un’intolleranza al glucosio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Applied Physiology, Nutrition and Metabolism.

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