Ma tu di che naso sei? E' una questione di geni "architetti" della forma

22 maggio 2016 ore 20:30, Vanessa Dal Cero
Ma tu di che naso sei? È forse questa la domanda che si sono posti gli scienziati dell’University College London (Ucl), e alla quale hanno saputo dare brillante risposta. Sono stati infatti scoperti i quattro geni che determinano l’aspetto del naso e che, nel corso dei secoli, hanno dato forma all’evoluzione del volto umano.
Ma andiamo con ordine. Lo studio del gruppo di ricercatori, pubblicato su Nature Communications e liberamente consultabile sul sito della prestigiosa rivista scientifica, parte dalla constatazione di un fatto: la diversità dei volti dei popoli della terra e, in particolare, dei nostri organi olfattivi. Per lungo tempo si è ipotizzato che una tale varietà di forme potesse dipendere dall’adattamento a fattori ambientali, o fosse finalizzata a facilitare il riconoscimento individuale, aspetto fondamentale di interazione sociale. Ora invece si è compreso che a determinare l’evoluzione del naso, nelle sue diverse forme, è l’associazione di diversi geni: si chiamano DCHS2, RUNX2, GLI3 e PAX1.
Ognuno di questi geni svolge una sua funzione specifica. GLI3 e PAX1 determinano l'ampiezza delle narici, dal gene DCHS2 dipende invece la forma più o meno appuntita del naso, mentre RUNX2 controlla la crescita ossea del naso. C’è poi un altro gene che completa l’opera del nostro volto: è l'EDAR, che determina la forma del mento.
L’indagine scientifica si è svolta un campione di circa 6 mila persone dall’America Latina, in particolare Brasile, Colombia, Cile, Messico e Perù, con antenati europei (50%), nativi americani (45%) e Africani (5%): il tutto per garantire, rispetto ai precedenti studio sul tema, un campione ad alta diversità genetica. Dall’analisi scientifica di questa ampia varietà umana non solo è stato possibile identificare i geni “scultori” del nostro naso ma anche comprenderne la diversa evoluzione: GLI3, DCHS2 e RUNX2 non erano infatti presenti negli uomini primitivi ma si sono sviluppati più tardi con l’uomo moderno.
Ma a cosa può servire questa nuova scoperta? A saperne di più - e questo è già un bene – anche al fine di curare anomalie facciali di natura genetica. La possibilità, poi, di tracciare profili a partire dal DNA sarà di sicuro supporto per le indagini forensi.

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