Follia Libia: 48 morti per una scimmia, ma c'entra anche il Sudan

22 novembre 2016 ore 8:55, Adriano Scianca
Non c'è solo l'Isis o le bande di predoni: la situazione della Libia post-Gheddafi la raccontano bene anche fatti assurdi e, se non ci fossero di mezzo i morti, persino comici come quello della “guerra della scimmia”. Accade nella zona di Sebha, una importante città del sud della Libia, a circa 700 chilometri da Tripoli nel deserto verso Niger e Ciad. 

Follia Libia: 48 morti per una scimmia, ma c'entra anche il Sudan

Qui, venerdì scorso, la scimmia di un negoziante della tribù dei Gaddadfa ha aggredito una ragazza del gruppo rivale degli Awlad Suleiman, strappandole il velo dal volto, graffiando e mordendo la giovane. L'episodio, che sembrerebbe quasi tratto da un film occidentale con immagini stereotipate del Terzo Mondo, ha dato vita a una faida pazzesca tra le due tribù. Prima i parenti della ragazza hanno ucciso a colpi di kalashnikov la scimmia e 3 membri dei Gaddadfa. Poi le milizie delle due tribù hanno schierato fuoristrada con mitragliatrici pesanti montate sul cassone, hanno adoperato granate Rpg e alla fine sono scesi in campo perfino mortai e carri armati. 

Al momento si contano 48 morti e una sessantina di feriti. Ma gli scontri continuano, mancano i medicinali negli ospedali, le scuole sono chiuse. Insomma, il caos. Dietro le rivalità tribali si celano anche questioni politiche: i Gaddadfa sono rimasti fedeli fino all'ultimo al colonnello Gheddafi, gli Awlad Suleiman si sono sin da subito schierati per i ribelli. Sembra inoltre che i Gaddadfa siano sostenuti da miliziani sudanesi, il che farebbe della “guerra della scimmia” una faida dai risvolti geopolitici sempre più intrigati.

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