Tiramisù, non solo un film ma un codice: così Fabio De Luigi fa ridere sulla corruzione

23 febbraio 2016 ore 10:47, Lucia Bigozzi
Corruzione anche nel tiramisù. Incredibile, ma vero. Ormai non c’è da stupirsi più di nulla e le cronache giornalistiche sono lì a ricordarcelo ogni giorno. Stavola la corruzione sta nel tiramisù, parola in codice e titolo del film di Fabio De Luigi al debutto come regista. Nelle sale cinematografiche esce il 25 febbraio, per Medusa ma già nel ‘lancio’ dell’anteprima ha riscosso curiosità e interesse. Ma cos’è Tiramisù? “E’ il cuore del film, indica il momento in cui Antonio vuole cominciare la scalata verso il successo. Non volevo fare un storia di denuncia, e anzi racconto solo una parte della società, quella che diventa più debole e si può corrompere. C’è però una parte sana che racconta il bene (il medico buono, interpretato da Pippo Franco) e che resta nell’incertezza delle scelte da compiere”, spiega De Luigi che non solo firma la regia ma è anche autore del soggetto e della sceneggiatura. Per lui, dunque, un’opera a tutto tondo. C’è di più, c’è un altro tassello perché De Luigi nel film veste i panni del protagonista principale, ovvero quell’Antonio attorno al quale si sviluppa tutta la trama. Lui è un rappresentante di prodotti medicinali che all’inizio si barcamena per ottenere incarichi giusti, ma poi, seguendo la strada grigia degli inciuci, conquista successi e incarichi di standing. La sua vita, insomma, cambia ma lungo una strada sbagliata. 

Tiramisù, non solo un film ma un codice: così Fabio De Luigi fa ridere sulla corruzione
“Il primo giorno di riperse mi sono detto 'chi me lo ha fatto fare', anche perché non avevo niente di personale da raccontare né avevo una storia nel cassetto. Invece, fare un’esperienza da regista vuol dire scrivere una storia originale. La cosa che mi auguro è di avere una seconda occasione da affrontare con maggiore consapevolezza”: così De Luigi racconta ciò che ha costruito e condiviso con il cast degli attori che ha chiamato a questa nuova avventura: Vittoria Puccini (nel film è Aurora, moglie di Antonio”. “E’ una donna innamorata che lo aiuta molto a emergere per poi prendere le distanze da lui quando si accorge che perde autenticità e scade nell’artificioso. Sono contenta di aver lavorato in questa commedia perché mi piace questo genere che mi dà la possibilità di far ridere in modo semplice e pulito”, anticipa la Puccini che, suo malgrado, nel film si troverà a fare i conti con Giulia Bevilacqua (Stefania nel film) che in un certo senso riesce a circuire Antonio convincendolo ad essere più “morbido” quando è il momento di prendere determinate decisioni. Gli altri attori che interpretano figure centrali nel film sono Angelo Duro, (Franco) e Alberto Farina (Marco). Nessuna ispirazione né modelli già visti o magari rivisitati nel mare magnum della commedia italiana. No, De Luigi sottolinea un aspetto, di per sé significativo della sua indole artistica ed anche umana: “A me e a chi lavora con me cerco sempre di dire: cercate di avere una vena comunicativa e di essere il più versatili possibili nel ruolo che dovete ricoprire”.
autore / Lucia Bigozzi
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