Contro De Paoli e la sua frase-scandalo sui gay manca la prova regina. Toti lo "scagiona"

23 febbraio 2016 ore 16:44, Lucia Bigozzi
Gay, figlio, forno, non, brucerei. Quattro chiavi su cui in Liguria soffia il vento della polemica. C’è una frase “incriminata” e un consigliere regionale della Lega nel fuoco di fila delle accuse che dal diretto interessato De Paoli, finiscono dritte alla porta dell’ufficio del governatore Giovanni Toti, chiamato dai consiglieri dem Raffaella Paita e Giovanni Lunardon a spiegare, chiarire davanti al Consiglio regionale. Toti non si tira indietro e dice la sua: “Non si può condannare una persona perché il fatto non sussiste: piuttosto lo si assolve”. Che declinato nel garantismo da sempre dichiarato del giornalista-consigliere politico di Berlusconi non è una novità. Ma nel caso specifico, Toti argomenta: “Se poi qualcuno fosse rimasto offeso da un comportamento o da una situazione spiacevole che si è venuta a creare all’interno di questa istituzione, credo che questo Consiglio abbia il dovere di scusarsi con i cittadini e io non ho problemi a scusarmi con i cittadini ove qualcuno avesse tenuto un comportamento meno che consono e magari un po’ sopra le righe”. 

Contro De Paoli e la sua frase-scandalo sui gay manca la prova regina. Toti lo 'scagiona'
Ricordiamo la vicenda: De Paoli, consigliere regionale della Lega la settimana scorsa era finito al centro delle polemiche perché accusato da alcuni rappresentanti dell’associazione Agedo di aver pronunciato una frase omofoba: “Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”. Frase che sarebbe stata detta a margine della riunione della seconda commissione, riunita appunto la settimana scorsa e chiamata a discutere delle legge sulle unioni civili in chiave regionale. Toti ci torna sopra per dire che se “quella frase fosse stata pronunciata sarebbe turpe, irricevibile, da condannare assolutamente e dalle gravissime conseguenze politiche. Ma nessuno di noi sa con certezza se sia stata pronunciata: il consigliere nega di averla pronunciata e la presidenza del Consiglio regionale non è in grado di accertare quanto è accaduto. La situazione non cambia: qualcuno dice di averla sentita ma il consigliere nega di averla pronunciata. Certamente fuori da quell'aula c’è stata una gazzarra che non è degna di questa istituzione. Mi auguro che tutte le forze politiche in futuro abbiano comportamenti più moderati e rispondenti al mandato ricevuto dal cittadini”. Insomma, in mancanza della prova “regina” non si può condannare in maniera aprioristica. Il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone osserva che “anche se i anche se i contenuti della frase pronunciata da De Paoli fossero quelli con l'aggiunta della negazione 'non', ritengo opportuno stigmatizzare e censurare l'accostamento della parola 'stufa' al tema dell'omosessualità”. La vicenda pare non essere destinata a finire qui. 
autore / Lucia Bigozzi
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