Italiani ignorano l'Aids, da Barcellona l'appello per evitare l'epidemia

23 ottobre 2015, Micaela Del Monte
Italiani ignorano l'Aids, da Barcellona l'appello per evitare l'epidemia
La Conferenza sull'Aids in corso a Barcellona non ha portato buone notizie per il nostro Paese. 

Secondo Carlo Federico Perno, docente di Virologia dell'Università di Roma Tor Vergata infatti “in Italia si stima siano 130-150mila le persone infettate, con 4mila nuove diagnosi l'anno. E se sono 94mila i pazienti in terapia, possiamo dire che una persona su tre con Hiv non sa di essere contagiata".

"Anche se, grazie ai farmaci, ormai lo controlliamo molto bene. - ha proseguito Perno- Il problema è che ancora oggi la diagnosi arriva in media dopo 5-7 anni: questo vuol dire che adesso scopriamo infezioni che risalgono in molti casi al 2008. Invece è fondamentale trattare i pazienti il prima possibile". Il ritardo è dovuto al fatto che non c'è la percezione del pericolo e le persone non fanno il test. "Non si fa neanche prevenzione, perché ormai l'idea è che l'Hiv da malattia mortale sia diventata malattia cronica, così '’è meno pausa. Ma anche le malattie croniche uccidono", sottolinea il virologo, lamentando una "drammatica perdita di attenzione nei confronti dell'Aids". La buona notizia è che la terapia funziona: in più del 90% dei pazienti trattati in Italia la carica virale non è più rilevabile, ma ancora non eradichiamo il virus dall'organismo. Ecco perché occorrono farmaci che siano sempre efficaci, ma non tossici.

Dati però non sono affatto confortanti se si considera che l'epidemia nell'Europa orientale continua a crescere, a causa della mancata diagnosi soprattutto in tossicodipendenti che usano sostanze iniettabili. Ma epidemie 'autonome' stanno emergendo anche in gruppi come gli uomini eterosessuali e le donne, proprio attraverso i rapporti non protetti.

"Grazie agli antiretrovirali abbiamo evitato 7,8 milioni di morti tra il 2000 e il 2014. Ma non è abbastanza. Se non raggiungeremo l'obiettivo del '90-90-90' l'epidemia tornerà a crescere e potremmo avere 28 mln di casi di Hiv in più", ha affermato Matthias Egger dell'Università di Berna, sottolineando l'importanza di diagnosticare il 90% dei casi, trattare il 90% dei pazienti con una diagnosi e raggiungere la soppressione della carica virale nel 90% delle persone in cura. Il target 90-90-90 è un obiettivo fissato da Unaids che, in caso di successo, si tradurrebbe nel 73% di pazienti con una carica virale non più rilevabile. Modelli matematici presentati alla Conferenza mostrano infatti che se l'obiettivo venisse raggiunto nel 2020, si potrebbe porre fine all'epidemia di Aids nel 2030.
caricamento in corso...
caricamento in corso...