Abuso di cioccolata e grassi, la troppa golosità è colpa dei geni

24 aprile 2017 ore 16:35, Americo Mascarucci
Non puoi fare a meno di mangiare cioccolata o abbuffarti di patatine fritte? La risposta potrebbe essere scovata in una predisposizione genetica verso questi prodotti. Il gusto insomma sarebbe tutta una questione di geni, stando ai risultati di uno studio presentato al meeting della American Society for Nutrition e realizzato da esperti spagnoli.
Abuso di cioccolata e grassi, la troppa golosità è colpa dei geni

LO STUDIO - Ma come sono arrivati gli scenziati a stabilire il rapporto fra gusto e geni? Sono stati analizzati i genomi di 818 persone di origine europea ai quali è stato chiesto di descrivere le loro abitudini alimentari. Nell’analisi del Dna sono stati scelti 38 aree specifiche (loci) precedentemente associate a caratteristiche psicologiche (come l’ansia o la ricerca di novità). 
I ricercatori hanno così trovato diversi collegamenti arrivando a concludere che un consumo di cioccolata più alto è più probabile in chi ha alcune forme particolari di un gene recettore dell’ossitocina, l’ormone della felicità. Altri geni invece sembrano avere un ruolo nel consumo di vegetali e fibre, sale e cibi ricchi di grassi. 
"La maggior parte delle persone non riesce a modificare le proprie abitudini in fatto di dieta. Questo è il primo studio che descrive come i geni possono condizionare le preferenze alimentari in un gruppo di persone sane" ha spiegato Silvia Berciano, l'autrice principale dello studio che ha spiegato come queste informazioni potrebbero aprire la strada a interventi personalizzati e far conoscere meglio i fattori che condizionano i comportamenti alimentari. “

I PRECEDENTI - Ma già alcuni anni fa altri studi avevano dimostrato la correlazione fra gusti e geni. Due in particolare presentati nel settembre del 2014 alla conferenza annuale dell'European Society of Human Genetics da Nicola Piratsu e Antonietta Robino, ricercatori dell'Università e dell'IRCCS Burlo Garofalo di Trieste, avevano scoperto come i geni coinvolti nella determinazione dei gusti e delle preferenze alimentari aprissero la strada a vere e proprie diete genetiche personalizzate efficaci non solo per perdere peso, ma anche per tenere alla larga malattie come tumori, depressione e ipertensione.
Il primo dei due studi aveva  analizzato il genoma umano alla ricerca delle basi genetiche della preferenza verso alcuni cibi come i carciofi, la pancetta, il caffè e il succo d'arancia. Erano stati così scoperti 17 geni indipendenti associati alle preferenze alimentari individuali. Il secondo studio si era invece concentrato sulle basi genetiche della percezione del gusto salato, svelando che in questo caso ad entrare in gioco è il gene KCNA5, noto per il ruolo svolto nella percezione del gusto da parte dei mammiferi.
Secondo i ricercatori queste scoperte potevano permettere di migliorare significativamente i trattamenti basati su interventi nutrizionali confezionandoli su misura in base alle preferenze alimentari geneticamente determinate di chi li deve seguire. 
Effettivamente conoscendo la predisposizione genetica degli individui verso alcune pietanze diventa molto più semplice studiare diete personalizzate o capire ad esempio da cosa possono derivare determinate patologie alimentari. 

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