Più intelligente sei, meno amici hai. La spiegazione è nei nostri antenati

24 marzo 2016 ore 9:47, Andrea Barcariol
Intelligenza e numero di amici sembrano essere inversamente proporzionali. E' la tesi di uno studio realizzato da due psicologi evoluzionisti che sfidano il cliché secondo il quale più relazioni sociali abbiamo più piacevole sarà la nostra vita. Insomma, il detto: meglio soli che male accompagnati sembra avere perfettamente ragione per gli psicologi Satoshi Kanazawa della London School of Economics e Norman Li della Singapore Management University. Secondo loro, infatti, le caratteristiche sociali di base sviluppate dall'essere umano durante l'evoluzione della specie tendono a dominare ancora oggi sulla nostra concezione di felicità. I due psicologi sostengono infatti che alla base della felicità moderna ci sia la cosiddetta 'teoria della savana', un principio elaborato da Kanazawa, secondo il quale il comportamento umano rimasto ancorato all'ambiente ancestrale dei primi Homo Sapiens tende ad entrare in conflitto con quello moderno. Utilizzando i dati di un'ampia ricerca condotta su un gruppo di adulti di un'età compresa tra i 18 e i 28 anni, i due psicologi hanno applicato la teoria della savana per analizzare il grado di soddisfazione delle persone intervistate. I due si sono concentrati su due fattori in particolare, che a loro avviso caratterizzano le differenze di base tra la vita moderna e il modo in cui vivevano i loro antenati, e la densità di popolazione e la frequenza con la quale si interagisce con i propri amici. Il risultato? Le persone che vivono in zone ad alta densità abitativa sono anche poco soddisfatte della propria vita. Non solo. Dall'analisi dei risultati è emerso che più una persona riesce ad avere un rapporto stretto con un'altra, più è felice, ma con un'eccezione per i più intelligenti.

Gli autori dello studio hanno spiegato che le persone 'estremamente intelligenti', che hanno un'interazione sociale frequente, sono anche le meno soddisfatte. "Gli individui con un quoziente intellettivo più alto della media, che si trovino a frequentare con regolarità i loro amici, sono meno soddisfatti della propria vita", hanno spiegato gli studiosi. Più i rapporti e gli incontri si diradano, più cresce il loro appagamento. Ma che cosa "giustifica" i risultati tanto fuori dal comune riportati dai ricercatori? La spiegazione è in un passato molto, molto lontano. "I nostri antenati vivevano di caccia e raccolto ed erano organizzati in piccoli gruppi di circa 150 individui. In questo contesto, avere frequenti contatti con amici o conoscenti era necessario per la sopravvivenza e la riproduzione. Il quadro è cambiato quando i gruppi hanno iniziato a crescere: gli individui con un quoziente intellettivo più alto avevano meno bisogno di contare sul prossimo per problemi legati alla caccia o alla cura dei propri bambini. Riuscivano ad adattarsi al cambiamento senza dover far affidamento sugli amici." Una spiegazione certamente originale, molto più lineare invece quella di Carol Graham, ricercatrice del Brookings Institution che ha fornito una diversa interpretazione del fenomeno: le persone più intelligenti sono meno disposte a passare del tempo con gli amici, perché sono focalizzate molto di più sui propri obiettivi e sul proprio lavoro.
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