La solitudine fa davvero male: come danneggia geni e sistema immunitario

24 novembre 2015 ore 13:39, Americo Mascarucci
La solitudine fa davvero male: come danneggia geni e sistema immunitario
La solitudine fa male e questa di per sé non sarebbe nemmeno una notizia. Ma in questo caso non si tratterebbe dello stato d’animo e degli eventuali risvolti di carattere psicologico,  ma sotto stretta osservazione ci sono i meccanismi che la solitudine attiverebbe sulle cellule umane fino a provocare conseguenze dannose per la salute e il benessere fisico.
I ricercatori di diversi centri di ricerca americani, guidati da uno dei massimi esperti di solitudine, lo psicologo John Cacioppo dell'Università di Chicago, hanno portato a compimento uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences da cui si evincerebbe che la solitudine farebbe addirittura aumentare del 14% il rischio di morte prematura fra gli anziani. 
Le persone sole sarebbero maggiormente esposte al rischio di bassa difesa immunitaria. 
I ricercatori hanno esaminato il rapporto tra solitudine e modelli di espressione genica nei globuli bianchi, i leucociti, responsabili della protezione del corpo contro i virus e batteri. Tra le persone coinvolte nello studio, 141 in tutto, trentasei sono state classificate come "cronicamente solitarie". Come previsto, i leucociti delle persone sole hanno mostrato una maggiore espressione dei geni coinvolti nell'infiammazione e una ridotta espressione di quelli coinvolti nelle risposte antivirali.

Questo tipo di espressione genica, spiega Cacioppo, "cambia il corpo e rende più probabile una risposta infiammatoria che mette l'organismo in uno stato di allerta, pronto per affrontare un'infezione batterica". A quanto pare questo avviene a scapito della capacità di combattere una potenziale infezione virale. In pratica nelle persone sole avviene un cambiamento che altera il sistema immunitario dalla protezione dai virus e lo spinge a focalizzarsi sulla protezione dai batteri.

Avere difese immunitarie più basse si traduce in un aumento del rischio di rimanere soli anche nell’anno successivo. I solitari cronici che hanno partecipato allo studio avevano infatti più probabilità degli altri di veder aumentati i propri geni pro infiammatori anche nell'anno successivo rispetto a quando erano stati effettuati i test. Il gruppo di esperti proseguirà la ricerca cercando di comprendere se e in che modo gli effetti deleteri della solitudine sulla salute si possono prevenire negli anziani. 
Una scoperta questa che potrebbe aiutare a risolvere un problema medico dai risvolti prettamente sociali. Perché, la prevenzione della solitudine è anche e soprattutto un problema che richiede risposte in ambito di politiche sociali e assistenziali prima ancora che sanitarie. 

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