Paradossi italiani: a Torino il Tar (che lavora bene) finisce sotto sfratto

26 febbraio 2016 ore 8:33, Adriano Scianca
Paradossi italiani: a Torino il Tar (che lavora bene) finisce sotto sfratto
La giustizia italiana ha tempi già lenti di suo, se poi ci si mette pure l'ingiunzione di sfratto... Succede a Torino, dove il Tar del Piemonte dovrà lasciare l'attuale sede di Corso Stati Uniti entro il prossimo 30 aprile. La proprietà dello stabile ha infatti negato la richiesta di una riduzione del canone del 15% optando per la risoluzione del contratto.  Il 28 gennaio scorso, i giudici della sezione civile del tribunale di Torino hanno dato ragione ai privati e hanno ordinato il rilascio dell’immobile entro il 30 aprile. Insomma, un tribunale ha sfrattato l'altro.

E cercare una nuova sede in tempi così ristretti non sarà facile. La preoccupazione è stata espressa dal neopresidente Domenico Giordano nel corso dell'apertura del nuovo anno giudiziario, ieri, a Torino. Secondo Giordano incombe il rischio paralisi dell'attività dei giudici amministrativi: “Il breve termine concesso compromette la continuità dell'esercizio delle funzioni istituzionali del tribunale”, ha detto, anche se si confida in un provvedimento che, vista la straordinarietà della situazione, consenta la prosecuzione dell'attività giudiziaria negli attuali locali almeno fino alla fine dell'anno. 

La decisione del giudice, ha proseguito Giordano "ha reso necessario proporre appello verso la sentenza di primo grado con richiesta di sospensione dell'efficacia. In caso di mancato accoglimento della richiesta per la prosecuzione del'attività giuridisdizionale - ha aggiunto - possiamo soltanto confidare nell'esercizio del potere autoritativo di requisizione temporanea dell'immobile da parte degli organi competenti fermo restando l'impegno a reperire altre idonee sistemazioni”. Il paradosso è che, nel contesto disastrato della giustizia italiana, il Tar piemontese sembrerebbe operare bene, con un calo progressivo dell'arretrato che ha consentito negli ultimi cinque anni di ridurre le giacenze da 14.431 a 3498 ricorsi. Insomma, qui la giustizia procede piuttosto velocemente. Sfratti permettendo. 
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