Dopo gli indumenti i bisturi :"qualità pessima". Spending review a "doppio taglio"?

26 gennaio 2016 ore 10:23, Lucia Bigozzi
Prima l’allarme “vestiti”, poi quello sui bisturi. Stavolta la segnalazione arriva dal presidente dell’associazione chirurghi ospedalieri (Acoi) che non usa giri di parole: “I bisturi in Italia non tagliano più”. Il motivo? Secondo Diego Piazza sta nel “progressivo deterioramento della qualità dei dispositivi medici”. Come a dire che gli strumenti utilizzati in sala operatoria presentano qualche “problemino”. E c’è un motivo nel motivo: l’Acoi lo individua nelle questioni di cassa e spiega: “La continua ricerca del prezzo di mercato più basso, con criteri di valutazione spesso discutibili da parte delle commissioni regionali, ha determinato un livellamento verso il basso della qualità. Il prezzo non può e non deve essere l'unico criterio di valutazione, a scapito della qualità e della sicurezza”. Insomma, risparmiare va bene ma c’è un limite a tutto. Anche perché, sottolinea Piazza “hanno diritto, come peraltro stabilito dalla Carta della Qualità in Chirurgia già nel 2007, alla tecnica chirurgia più appropriata secondo gli studi di evidenza scientifica. La mediocre qualità dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive, perché, aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita”. Per il presidente dell’Acoi “è evidente che, dovendo aumentare la forza per incidere una superficie, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell'operatore”. Sul versante costi il ragionamento non cambia: “Possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento”. Fin qui la critica, ma Piazza propone anche la soluzione: “E’ indispensabile che le società scientifiche di chirurgia siano parte attiva nel processo di selezione e scelta dei dispositivi medici. Se continuiamo a privilegiare il prezzo a scapito della qualità, fino a fare scomparire quasi del tutto le caratteristiche minime di funzionalità del prodotto, addirittura dei dispositivi medici ad elevata tecnologia il cui malfunzionamento può avere affetti letali, che tipo di sicurezza e qualità forniamo ai nostri pazienti?”. La parola passa agli organismi competenti.

Dopo gli indumenti i bisturi :'qualità pessima'. Spending review a 'doppio taglio'?
Intanto vale la pena di ricordare il “caso” portato alla ribalta della cronaca nazionale da Striscia la Notizia, con l’inviato Luca Abete che segnala la vicenda dell’ospedale di Napoli relativamente al lavaggio delle divise degli operatori sanitari. Il punto è che sarebbero state riscontrare difficoltà nel servizio pulizia dell’ospedale, secondo il servizio giornalistico realizzato dal programma di Antonio Ricci. Secondo quanto riferito e mostrato durante la trasmissione in base ai contratti è vietato ai dipendenti e al personale ospedaliero portare a casa gli indumenti di lavoro e lavarli autonomamente, proprio perché della pulizia degli indumenti che gli operatori sanitari indossano durante l’orario di servizio deve occuparsi la lavanderia interna all’ospedale. Il punto è, secondo il servizio di Luca Abete, che nella struttura sanitaria non esisterebbe un servizio di lavanderia interno; di qui il fatto che i dipendenti si portano a casa gli indumenti e provvedono da soli alla loro pulizia, come mostrato dalle testimonianze raccolte in in video mandato in onda. Un caso sul quale il direttore dell’esecuzione del contratto dell’ospedale, Gennaro De Simone, ha garantito il proprio impegno per risolvere la situazione prima possibile. 

autore / Lucia Bigozzi
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