"Ma che so' n'attore?": Giachetti anti-divo, accuse di plagio per lo spot ironico - VIDEO

26 maggio 2016 ore 8:25, Adriano Scianca
Un'idea originale ma azzardata, una scelta in controtendenza rispetto alla politica immagine degli spot patinati. Punta su questo lo spot di Roberto Giachetti, candidato sindaco per il Partito democratico al Comune di Roma. L'idea è quella di ironizzare sugli spot elettorali troppo costruiti per rilanciare, invece, l'idea del candidato vero, che si occupa dei problemi concreti. Lo spot inizia con tono solenne e musica ispirata. Giachetti, in mezzo a dei giovani, guarda fisso nella telecamera e scandisce: “Ora tocca a te, il tuo voto è la linfa del cambiamento, il motore della rinascita. La lettera d'amore a una città abbandonata...”. 

'Ma che so' n'attore?': Giachetti anti-divo, accuse di plagio per lo spot ironico - VIDEO
Poi, però, la musica si ferma e Giachetti cambia tono, rivolgendosi stavolta alla troupe che sta girando il promo: “No ragazzi, fermi tutti. A Francé, de che stamo a parlà? Ma io sto in mezzo alla gente a parlà di programma, di buche, di Olimpiadi. Devo sta a pensà alla lettera d'amore a una città abbandonata? Ma che so' n'attore io, è 'na telenovela?”. Insomma, un'idea ironica per marcare una distanza da chi si occupa troppo di conunicazione e poco di sostanza. C'è, tuttavia, chi fa notare come l'idea non sia del tutto originale. E rispunta fuori lo spot del candidato alle primarie in Puglia del centrosinistra Guglielmo Minervini, girato nel 2014. Dopo un montaggio di errori, papere e vuoti di memoria, Minervini dice nel video: “Io le cose finte non le so fare. Non le so fare nella vita. Nella Politica. Non le ho fatte in questi anni. E non le farò mai. Semplicemente non mi vengono. Così come non mi è venuto questo video”. Adesso lo stesso Minervini ha postato sulla sua pagina Fb: “Roberto Giachetti, ti ringrazio per l’omaggio, ma forse era meglio scriverla la lettera d’amore per la città #fassinasindaco”. 

Proforma, l'agenzia di comunicazione che cura la campagna di Giachetti, ha però risposto punto su punto: “Lo spot di Minervini nasce con l'intento di fare un classico spot elettorale, con un normale monologo del candidato. Ma poi gli autori e il candidato, si rendono conto che il 'sermone' non avrebbe funzionato e puntano sul collage di take sbagliati. Lo spot di Giachetti invece, già in partenza ha l'obiettivo di dissacrare gli stereotipi dello spot elettorale classico. In comunicazione, essere originali è un optional, essere efficaci un dovere”. 


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