Luca Toni e quella tassa alla Chiesa del “teologo della misericordia” Kasper. Ritorna il caso Ratzinger

26 marzo 2015, Marta Moriconi
Luca Toni e quella tassa alla Chiesa del “teologo della misericordia” Kasper. Ritorna il caso Ratzinger
Lo scandalo del commercio nel tempio riguarda tutti. Nessuno escluso. 

Era stato chiaro Papa Francesco quando commentando questo passo del vangelo aveva detto: “Io penso allo scandalo che possiamo fare alla gente con il nostro atteggiamento con le nostre abitudini non sacerdotali nel Tempio”. E se poi questo scandalo arriva dalla Germania, Paese che prevede una tassa obbligatoria alla Chiesa cattolica pur avendo tra i suoi esponenti il famoso “teologo della misericordia” (per intenderci il cardinal Kasper che ha posto sul tavolo sinodale la questione dell’ammissione dei divorziati risposati alla Santa Eucaristia appoggiato anche dall'altro tedesco, il cardinal Marx che ha sempre chiesto di spostare l’attenzione non al “come deve essere” ma “sul come accogliere le persone”), la notizia c’è. 

L’attaccante del Verona Luca Toni è comparso oggi davanti alla Corte d’Appello di Monaco di Baviera per una tassa non pagata alla Chiesa cattolica per tre anni (dal 2007 al 2009) al Bayern: 500 mila euro all’anno che sommati ai 200 mila euro di interessi fa 1,7 milioni. Al suo arrivo in Baviera Toni non aveva registrato fiscalmente alcuna confessione religiosa ma poi ha spuntato la voce “cattolica”. E la legge è chiara in Germania: si paga un tributo qualunque religione si professi.

Il giornalista Antonio Socci ricorda spesso sul suo sito e, lo ha fatto anche nel suo ultimo libro Non è Francesco, che al tempo di Benedetto XVI la Santa Sede contestò queste decisioni dei vescovi tedeschi, principali sostenitori di Bergoglio secondo lo scrittore. Ma Francesco (che prende il nome dal poverello di Assisi) potrebbe mai accettare che la “Chiesa dei poveri” abbia una tassa ecclesiastica sei volte superiore all’8 per mille? I fedeli sono certi che non lo farà e si adopererà da subito contro quelli che appaiono vetusti "privilegi". 

E poi come detto, già Ratzinger (ai tempi del suo pontificato) aveva intrapreso una lotta senza precedenti contro questa realtà; lotta che, secondo Socci, lo avrebbe infine portato a un duro scontro con i suoi connazionali e, spingendosi oltre, ad essere isolato e messo spalle al muro dai compattissimi vertici ecclesiastici tedeschi pronti anche allo scisma. 

D’altronde ad America, la rivista dei gesuiti della liberal east coast, l’arcivescovo Marx non aveva usato mezze misure per esprimere tutto il suo convinto ed incondizionato sostegno alle riforme in cantiere spingendosi anche oltre quella che viene definita la linea di frontiera: se la Chiesa fosse rimasta chiusa tanto sul tema della comunione ai divorziati risposati che sulle coppie gay l’episcopato tedesco non avrebbe escluso di muoversi in proprio e di mettere in pratica le proposte di Kasper. "Non siamo una filiale di Roma e non sarà un Sinodo a dirci cosa fare", aveva tuonato.

Sarà forse che la Germania è la terra di Martin Lutero, dove ha avuto origine il protestantesimo, eppure sempre da quella parte sembrano arrivare i maggiori problemi. Un avvertimento anche per Francesco? Tutta dietrologia. 

Conta solo che i fedeli che non hanno i soldi per pagare la tassa per il culto non vengano cacciati dalla Chiesa.
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