CAPITALCOMUNISMO ALLA CINESE: banche e politica del gigante asiatico

26 ottobre 2016 ore 11:32, intelligo
di Luciano Atticciati

In Europa ci sembra un miracolo arrivare ad un tasso di crescita economica dell'1%, in Cina sembra un fallimento una crescita inferiore al 6%, negli anni passati la grande Cina viaggiava infatti ad un tasso del 9-10%. Ma i problemi e le stranezze non mancano nemmeno qui. Intanto diversi studiosi ritengono che i dati forniti dal governo cinese non siano veritieri ed in realtà la crescita sia intorno al 4%, molti attribuiscono il calo dei prezzi delle materie prime a livello internazionale degli ultimi due anni proprio alla minore crescita del gigante asiatico. il debito pubblico è basso, sempre secondo i dati governativi intorno al 40%, ma il debito formalmente privato è altissimo, circa il 200% del Pil e secondo altri sarebbe al 240%. Interessante notare anche il suo rapido accrescimento, quadruplicato nel giro degli ultimi sette anni, mentre una parte consistente di questo debito è considerato non recuperabile. 
CAPITALCOMUNISMO ALLA CINESE: banche e politica del gigante asiatico
Un paese destinato a diventare il numero uno a livello mondiale, oppure un paese destinato al collasso? Le opinioni in questo campo sono discordi. Diciamo che la crescita cinese è potente ma distorta per ragioni politiche, negli anni passati sono state costruite intere città con tanto di centri direzionali e grattacieli rimaste totalmente disabitate, mentre a Shangai le abitazioni sono rimaste insufficienti. La Cina si è data in parte al libero mercato, ma una parte consistente dell'economia è costituita da imprese statali giganti quanto inutili, chiamate nel gergo imprese zombie. Grazie al basso costo della manodopera, al basso livello della sicurezza degli impianti (fino a pochi anni fa era normale la morte di diverse migliaia di operai nelle miniere) e alla imitazione su vasta scala dei prodotti occidentali il colosso cinese ha avviato il suo decollo, anche se oggi il miglioramento di tutti e tre i fenomeni c'è stato, ed esiste una classe media in forte espansione. 
In Cina le banche sono di Stato, raccolgono il denaro dei risparmiatori grandi e piccoli e lo destinano in larga parte alle suddette aziende di stato perennemente in crisi. Strano a dirsi, molti dei nuovi ricchi cinesi cercano di trasferire il loro denaro all'estero o almeno di convertirlo in dollari. Le famose agenzie di rating americane, Fitch, Standard & Poor's, Moody's attribuiscono al credito cinese ancora un alto livello di affidabilità, ma la questione comunque lascia perplessi.
Il nostro consiglio ai risparmiatori, siate cauti!


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