Chi è Alfio Marchini e perché “adesso” piace a Berlusconi

28 aprile 2016 ore 14:05, Luca Lippi
Colpo ad effetto di Silvio Berlusconi, anche se l’effetto non c’è, giacché martedì scorso c’è stato un incontro notturno tra Berlusconi e Marchini i cui esiti sono stati resi noti pochi minuti fa. Non è una scelta ma una vera e propria strategia di medio-lungo termine, dividere l’elettorato, far vincere il M5S per prendere tempo e magari far saltare fuori qualche carta importante al momento giusto ma senza condividerne le responsabilità e avvicinando una parte dell’elettorato a Marchini provare a costruire un gruppo centrista sotto il segno del “cuore di Roma”. 
Da qualche altra parte si parla di nuovo patto del Nazareno per fare andare al ballottaggio Marchini con Giachetti (assai improbabile a meno che la Raggi non sia già nel mirino), nei fatti è uno schiaffo che replica quello dato a Fini, una sorta di “ti caccio” alla Meloni e a Salvini che hanno tentato di scippargli la titolarità del Centro-Destra, a lui, che scegliendo Marchini ha finalmente decretato che con la destra non centra niente.

Chi è Alfio Marchini e perché “adesso” piace a Berlusconi

Chi è Alfio Marchini? Nato a Roma da famiglia di costruttori vicina al Partito comunista italiano. Separato da due donne e padre di cinque figli, tre maschi (Alessandro, Andrea e Alvaro Cruz) e due femmine (Aura e Amalia), è nipote (da parte di padre) del partigiano gappista Alfio Marchini, che ha guidato la Resistenza romana partecipando, tra l'altro, alla liberazione di Sandro Pertini da Regina Coeli e guadagnandosi l'Ordine militare d'Italia.
Inizia a lavorare durante gli studi superiori al fianco del nonno Alfio “senior” e del prozio Alvaro Marchini, già presidente della Roma. Assume la guida della società di famiglia Astrim Costruzioni S.p.A. nel 1989, dopo la morte di Alfio, ancor prima di terminare gli studi in ingegneria civile a 23 anni presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza (votazione di laurea 108/110). Dal 1998 guida le attività imprenditoriali della famiglia soprattutto fuori dall'Italia.
Nel giugno del 1994 viene nominato, dai Presidenti di Camera e Senato, membro del Consiglio di Amministrazione della RAI e dal luglio 1994 diviene presidente del Consiglio di Amministrazione di SIPRA, la concessionaria di pubblicità della RAI. A dicembre 1994 si dimette dall'incarico in RAI a causa del disaccordo sulla strategia aziendale e sulle nomine realizzate dall'allora governo Berlusconi.
Dal 1995 al 1998 è amministratore delegato di Roma Duemila S.p.a., società di proprietà del gruppo Ferrovie dello Stato, con il compito di coordinare gli interventi di riqualificazione urbana e infrastrutturale della città anche in previsione del Giubileo del 2000. È stato uno dei promotori della famosa “cura del ferro” ideata, e solo parzialmente realizzata poi, per facilitare gli spostamenti nella città.
Alla fine degli anni ‘90 ricopre l'incarico di membro del Consiglio di Amministrazione di Banca di Roma e successivamente di Capitalia, ricoprendo anche la carica di Membro del Comitato Esecutivo e Membro del Comitato per la Remunerazione. Nel 2007, a seguito della fusione di Capitalia in Unicredit, entra a far parte del Consiglio di Amministrazione fino a ottobre 2008. Oggi è consigliere di amministrazione di Cementir Holding.
Nel dicembre 2012 annuncia ufficialmente la sua candidatura a sindaco di Roma per le elezioni amministrative del 2013. Inizialmente Marchini raccolse le firme per potersi presentare nelle liste del Partito Democratico preparandosi a una eventuale partecipazione alle primarie, salvo poi rinunciare e correre come indipendente.
Partecipa quindi alle elezioni del 27 maggio 2013 con due liste civiche, Alfio Marchini Sindaco e Cambiamo con Roma, ottenendo 114169 voti, pari al 9,48%, quarto dopo Ignazio Marino (eletto sindaco per la coalizione di centrosinistra), Gianni Alemanno (centrodestra) e Marcello De Vito (Movimento 5 Stelle). Entra quindi in consiglio comunale con altri due rappresentanti della lista Marchini Sindaco.
Perché Berlusconi sceglie Marchini? Perché sono entrambi l’esaltazione del partito-persona, e sono in concorrenza con il partito-persona che è al governo, quale miglior tattica di combattere il nemico se non quella di farselo amico? “Semo romani, volemose bene”

autore / Luca Lippi
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