Rai, Maggioni difende "paperon Fazio": per la rete "scusa più banale"

28 giugno 2017 ore 15:11, Americo Mascarucci
"Se se ne fosse andato avrebbe comportato uno scossone al quale non so se la Rai avrebbe retto". Così la presidente della Rai Monica Maggioni ha giustificato il rinnovo del contratto di Fabio Fazio che ha scatenato forti polemiche per quell’aumento di un milione l’anno che il conduttore avrebbe ricevuto come “ricompensa” per non passare alla concorrenza. Fazio, fra i conduttori più agguerriti nel combattere il tetto ai compensi Rai fissato a 240 mila euro, aveva minacciato di trasferirsi a La7 forte di una trattativa con la concorrenza che sembrava offrirgli le migliori garanzie. Nell’ultima puntata di Che Tempo che Fa, Fazio aveva fatto capire a chiare lettere di non riconoscere più la Rai come “casa propria” e di essere pronto all’addio. Per tutta risposta l’Azienda di Viale Mazzini ha rilanciato con un aumento dello stipendio e il passaggio su Raiuno. Fazio,condurrà il suo Che tempo che fa sulla rete ammiraglia alla cifra di 2.8 milioni di euro l’anno.
Rai, Maggioni difende 'paperon Fazio': per la rete 'scusa più banale'

LA POLEMICA - Apriti cielo! Naturalmente si è scatenata la bufera alla quale ha risposto la Maggioni spiegando che la Rai non poteva permettersi in alcun modo di perdere il conduttore e gli introiti pubblicitari da questo garantiti alle casse di Viale Mazzini. 
"Su Fazio questo Cda non avrebbe potuto caricarsi dell'onere di fare scelte che lo portassero ad andare alla concorrenza – ha spiegato Maggioni – Io non ho visto il contratto che la concorrenza gli aveva offerto. In fondo chi è che ti fa vedere una cosa del genere? Non ho dubbi, comunque sul fatto che quel contratto esistesse e che fosse già nel punto di caduta. C'è un'azienda con 13mila dipendenti - spiega ancora la presidente - e uno scossone in termini di ascolti (generato dal caso in cui la Rai avesse perso Fazio, ndr) avrebbe potuto tradursi in problemi seri e sistemici. E noi non ce la siamo sentiti di affrontarli". 
Su questa linea concorda anche il consigliere in quota Forza Italia Arturo Diaconale che pur non condividendo l'aumento dello stipendio e l'esito della trattativa ha spiegato come di fatto il Cda si sia trovato costretto a votare pro-Fazio per non incorrere nell'accusa di danno erariale per le casse di Viale Mazzini. 
"Se non avessimo votato a favore del rinnovo del contratto - dice Diaconale - qualcuno ci avrebbe chiamato a rispondere per il danno alla televisione di Stato derivante dai mancati introiti pubblicitari e dal calo degli ascolti. Noi siamo stati costretti, in un certo senso, a sottoscrivere la conferma di Fazio. Non con la pistola, ma con la forza del Codice civile".
La Maggioni ha poi concluso: "Il passaggio di Fazio da Raitre a Raiuno è centrale in termini di valore di prodotto e vedremo quanto peserà. Il valore di un artista su Raiuno non è lo stesso di Raitre. Altra è la condizione oggettiva in cui ci siamo trovati oggi, di fronte a una legge, quella del tetto ai compensi Rai, che l’Avvocatura ha definito non inequivoca. Un danno in termini di ascolti e di minori entrate pubblicitarie". 

LA RETE INSORGE - Le giustificazioni della Maggioni però non convincono il mondo politico e soprattutto la rete dove cresce l'idignazione. "Scusa più banale la presidente non poteva trovarla" accusano da più parti. Anche se, considerando che a difendere la scelta sono anche i consiglieri di minoranza che certamente avrebbero fatto a meno di votare quel contratto, la banalità della scusa forse stavolta potrebbe non esserci. Resta soltanto l'amarezza di una trattativa che è sembrata fondata più che altro sul "ricatto" visto che il conduttore ha saputo sfruttare molto bene le allettanti proposte della concorrenza per obbligare la Rai a tenerlo alle sue condizioni. 

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