Rosso malpelo? No, rosso dall'ottimo gene: come ringiovanisce (allo specchio) di 2 anni

29 aprile 2016 ore 16:58, Andrea De Angelis
Ah, i capelli rossi. Quella tinta color rame che fa impazzire i parrucchieri di ogni nazionalità. Perché i riflessi dei rossi, quel misto tra ambra, carota e appunto rame, sono unici. Oltre che rari. Insomma, riprodurli non è di certo facile. E al bando le superstizioni, la caccia alle streghe, l'essere considerati "malpelo" o "pel di carota". Chi scrive, prima di diventare calvo, apparteneva a questa minoranza del capello. 

Di certo non si poteva immaginare che la rivincita sarebbe arrivata davanti allo specchio (non certo per me, ormai calvo). Scienziati dei Paesi Bassi hanno scoperto che il gene che dona il colore in questione ha anche la proprietà di mantenere più giovani rispetto a biondi e castani. I ricercatori della Erasm us University di Rotterdam hanno infatti studiato il volto di quasi 2.700 olandesi anziani, scoprendo che i portatori di una variante del gene MC1R hanno un aspetto in media di 2 anni più giovane rispetto alla loro vera età. In aggiunta al suo ruolo nel dare il colore rosso a pelle e capelli, l'MC1R svolge anche una funzione in altri processi biologici, come l'infiammazione e la riparazione del Dna, che potrebbe essere il motivo per cui viene collegato a un aspetto giovanile. Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Current Biology', ha da subito suscitato una grande curiosità.

Rosso malpelo? No, rosso dall'ottimo gene: come ringiovanisce (allo specchio) di 2 anni
"Per la prima volta - dice Manfred Kayser, uno degli autori, citato dal 'Telegraph' e ripreso dall'Adnkronos - abbiamo evidenziato un gene che spiega in parte il motivo per cui alcune persone sembrano più vecchie e altre più giovani della loro età".
Le immagini facciali frontali e laterali di ciascuno dei 2.693 partecipanti allo studio sono state analizzate da un sistema di valutazione basato su oltre 25 criteri: macchie pigmentate, rughe, tono della pelle e forma del viso. Le informazioni ottenute sono state poi sottoposte a un algoritmo che svela l'età percepita di una persona. 
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