Licenziato per troppa pipì dopo trapianto ai reni, ma è giallo sigaretta

29 marzo 2017 ore 11:18, Adriano Scianca
Licenziato perché, dopo un trapianto di rene, era costretto dalla sua condizione a ripetute pause per fare pipì. Lo denuncia la Cisl, anche se l'azienda smentisce con forza e racconta un'altra verità. Tutto accade all'interno della  Metalcastello Spa, azienda di Castel di Casio (Bologna) che produce ingranaggi. Secondo Fim-Cisl, “l’azienda, con tale atto, ha contravvenuto ai doveri morali di correttezza e buona fede, violando quanto sancito dallo stesso contratto collettivo nazionale di lavoro che impone una particolare attenzione a tutti i lavoratori che, come nel caso specifico, soffrono di determinate patologie”. 

LA VERSIONE DEL SINDACATO
Licenziato per troppa pipì dopo trapianto ai reni, ma è giallo sigaretta
Il sindacato quindi auspica “che l’azienda riveda la propria posizione ritirando il licenziamento”. Nel corso degli ultimi anni, spiegano ancora, “nonostante le continue sollecitazioni da parte della Fim-Cisl che ha più volte chiesto all'azienda un'attenzione particolare, vista la situazione fisica altamente precaria del lavoratore, la stessa, al contrario, ha proceduto con numerose contestazioni fino ad arrivare, ad oggi, con il recapito della lettera di licenziamento. Per noi è inaccettabile che un’azienda come la Metalcastello che, solo poche settimane fa, ha lanciato una campagna a favore delle proprie lavoratrici donando un pacchetto di visite preventive oncologiche, oggi licenzi pretestuosamente un lavoratore gravemente malato”. La Cisl chiede quindi “la massima solidarietà da parte di tutti i dipendenti della Metalcastello, nonché delle altre sigle sindacali per contrastare questa ingiustizia. La tutela della salute è un diritto sancito dalla Costituzione che va oltre a tutte le valutazioni procedurali”. 

LA VERSIONE DELL'AZIENDA
Molto diversa, tuttavia, è la versione fornita dall'azienda: “Si tratta di un'accusa falsa che respingiamo con forza, in quanto totalmente estranea sia alla verità dei fatti sia ai principi comportamentali di Metalcastello e della propria direzione aziendale”. Il licenziamento dell'uomo, quindi, avrebbe a che fare con “ la reiterata violazione da parte dell'interessato di obblighi e regole di comportamento sul lavoro a tutela della sicurezza e della salute di tutti i dipendenti”. In particolare, “si tratta delle prescrizioni sul divieto di fumo in aree ad alto rischio e più in generale sulle norme di sicurezza. Non c'è alcuna correlazione con i problemi di salute del lavoratore citato e si tratta del rischio di un incendio gravemente colposo, in grado di mettere a rischio l'incolumità delle persone e delle cose, eventualità sulla quale l'azienda deve vigilare con la massima attenzione. Non consentiremo, quindi che questa vicenda venga strumentalizzata e ci riserviamo di valutare ogni più opportuna azione a tutela dell'immagine e del buon nome di Metalcastello”.
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