Ecstasy come la cannabis, la droga si fa cura e finisce in farmacia

30 agosto 2017 ore 13:30, Micaela Del Monte
L'ecstasy, per anni considerata una droga pericolosissima (quale è), da qualche tempo ha un nuovo "scopo". La droga usata spesso in discoteca per stimolare le sensazioni di euforia e benessere, è stata infatti classificata dall’Fda come “breaktrough therapy”, cura che potenzialmente può cambiare il corso di una malattia, per la sindrome da stress post traumatico. Come riporta l’Ansa, “Nei test condotti finora l’ecstasy, che viene usata insieme alla psicoterapia, si è dimostrata in grado di eliminare la connessione tra piccoli stimoli sensoriali, come un odore o un suono, e il ricordo traumatico, che scatena spesso le reazioni psicotiche. Assumendo piccole quantità della sostanza durante le sedute i soggetti possono rievocare e rielaborare il ricordo”. Adesso bisognerà capire se Anche l’Unione europea inserirà l’Mdma nella lista dei farmaci. Nell’elenco degli stupefacenti utilizzabili anche come medicine, c’è anche la cannabis, usata per i malati di Sla, sclerosi e oncologici, l’Lsd per alleviare l’ansia e la Ketamina contro il disturbo bipolare. 

Ecstasy come la cannabis, la droga si fa cura e finisce in farmacia
L’agenzia, riferisce il sito di Science, ha anche approvato il progetto di due studi di fase 3 sulla sostanza, che coinvolgeranno 200-300 persone, che saranno finanziati dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), un consorzio di ricercatori specializzati nelle applicazioni mediche di molecole proibite. Nei test condotti finora l'ecstasy, che viene usata insieme alla psicoterapia, si è dimostrata in grado di eliminare la connessione tra piccoli stimoli sensoriali, come un odore o un suono, e il ricordo traumatico, che scatena spesso le reazioni psicotiche. Assumendo piccole quantità della sostanza durante le sedute i soggetti possono rievocare e rielaborare il ricordo. I test costeranno 25 milioni di dollari, e potrebbero iniziare già la prossima primavera per concludersi in tre anni. "Fino a questo momento - spiega Rick Doblin, fondatore del consorzio - 107 persone che avevano sofferto in media per 17,8 anni sono state trattate in test di fase 2, e dei 90 ancora reperibili 12 mesi dopo il trattamento 61 non avevano più il disturbo".

L'ecstasy agisce sul nostro cervello provocando gli effetti dell'Alzheimer questo potrebbe portare sollievo al paziente che, chiaramente, può assumere la sostanza solo in seguito alla decisione del medico e secondo quantità limitate: insomma, che sia chiaro, sballarsi con l'ecstasy non è la soluzione a questo disturbo.
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