Ilaria D'Amico, 5 ore d'attesa in Tribunale con sfogo: "Italia paese delle sòle"

31 maggio 2017 ore 10:17, Americo Mascarucci
Quando si entra in un Tribunale si sa perfettamente l’orario di ingresso, ma è molto più difficile conoscere quello di uscita. Spesso capita che magari per una testimonianza in un processo si venga convocati per le 9 per essere poi effettivamente chiamati a mezzogiorno o anche più tardi. Non si dice nulla di nuovo, sicuramente sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita. E tutti magari si sono infuriati perché si erano fatti due conti convinti che nel giro di un’ora al massimo fosse tutto finito. Invece corri a telefonare per disdire l’appuntamento, oppure per trovare qualcuno che si affretti ad andare a prendere i figli a scuola o magari faccia loro da mangiare. Ieri ad infuriarsi è stato un volto noto della Tv, la giornalista Ilaria D’Amico compagna del capitano della Nazionale Gigi Buffon che si è ritrovata a dover aspettare 5 ore in tribunale a Roma per confermare le accuse contro il suo ex commercialista accusato di averla truffata sottraendole oltre 1,2 milioni di euro, destinati al pagamento delle tasse.
Ilaria D'Amico, 5 ore d'attesa in Tribunale con sfogo: 'Italia paese delle sòle'

LO SFOGO - Ilaria D’Amico in pratica davanti al Giudice ha soltanto pronunciato le seguenti parole: "Confermo quanto ho già dichiarato nel luglio 2016". Cinque ore di attesa per pochi minuti di deposizione.  
Visibilmente nervosa ha lasciato il Tribunale su tutte le furie fino a dichiararsi "prigioniera" per la lunga attesa cui è stata costretta. 
"Dico solo che la mia querela è del dicembre del 2013 - polemizza la D’Amico - Ma questo è il paese delle sòle. Lunga vita alle sòle. Rimango a bocca aperta, ma non è che lo scopra oggi". Poi in tutta fretta scappa via : "Devo tornare a Milano, ho due figli". 
La vicenda ovviamente fa notizia perché a protestare contro i tempi biblici della giustizia è un vip, ma va detto che di situazioni analoghe i cittadini comuni ne vivono ogni giorno e non soltanto nelle aule dei Tribunali: anche per esempio in certi uffici pubblici, magari per sbrogliare una semplice pratica si rischia di passarci l’intera giornata sbattuti da un ufficio all’altro per poi sentirsi pure rispondere alla fine che la pratica non si può espletare. Magari dopo due, tre ore che uno ha girato tutto il palazzo. Episodi quotidiani cui si aggiunge il fatto che spesso e volentieri in Tribunale i tempi lunghi rendono difficile ottenere giustizia. Anni e anni di udienze, rinvii e sentenze che non arrivano mai. Come il caso della "signora Buffon" che a distanza di quattro anni non vede ancora conclusa la causa da lei intentata: non la vede conclusa lei che si definisce vittima di una truffa, e nemmeno l'accusato che magari avrebbe tutto l'interesse a dimostrare di non essere affatto un truffatore. 
La D’Amico quindi per un giorno ha vestito i panni del cittadino comune alle prese con i problemi della burocrazia statale. Almeno grazie a lei oggi se ne parla sui giornali. 

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