Trump con l'aids in Grimsby, Baron Cohen "fa tremare" la Sony

07 marzo 2016 ore 16:53, Americo Mascarucci
"All'inizio pensavo di sostenere quel folle socialista liberale, Ted Cruz, ma poi le manifestazioni di Donald mi hanno convinto. Sono come le partite di calcio in Inghilterra: grida, violenza, insulti. L’unica differenza è che noi non buttiamo fuori la gente nera. Molti di voi sono preoccupati per Trump. Sono tutte sciocchezze, capito? La storia ci ha insegnato che un tizio che durante i comizi inveisce urlando con messaggi di odio e razzismo non ha mai fatto del male a nessuno". 
L’assist al magnate dell’edilizia nella corsa per la nomination repubblicana in vista delle presidenziali americane di novembre, arriva in occasione della prima americana di Grimsby – Attenti a Quell’Altro, da Sacha Baron Cohen nei panni del personaggio Nobby. Una sponsorizzazione dal sapore di provocazione. 

Trump con l'aids in Grimsby, Baron Cohen 'fa tremare' la Sony
Grimsby - Attenti a quell’altro con Sacha Baron Cohen uscirà l'11 marzo negli Stati Uniti. 
Secondo indiscrezioni, la Sony sarebbe preoccupata della possibile reazione di Donald Trump, candidato alle primarie repubblicane per la corsa alla Casa Bianca e protagonista di una gag politicamente scorretta del film. In una sequenza del film c’è Trump che contrae il virus dell’Aids nel caos di una sparatoria per colpa di una pallottola volante e di schizzi di sangue infetto.  
Alla prima mondiale del film a Londra, la settimana scorsa, il Daily Telegraph ha riferito che il momento dedicato a Trump è stato accolto con grande divertimento da parte del pubblico. Nonostante alle proiezioni del film la gag abbia suscitato ilarità, la Sony sarebbe preoccupata delle possibili ripercussioni da parte del magnate americano, che non sembra amare molto la satira su di lui. 
Un rappresentate della compagnia ha però smentito la notizia all’Hollywood Reporter precisando che a Baron Cohen non era stato richiesto di rimuovere alcuna scena. 
"Sacha Baron Cohen è sempre stato politicamente scorretto e lo studio ha sempre saputo cosa ci fosse nel film. E’ una cretinata, non c’è di che preoccuparsi e, per quanto ci riguarda, Trump non è affatto amato ad Hollywood".

A Sacha Baron Cohen è stato chiesto da Repubblica se avesse informato Trump della gag su di lui. "Sì, Donald ama il mio lavoro e quando l’ho chiamato era contento. Ha lavorato per una settimana, gli abbiamo dato il salario minimo sindacale". Poi passando dallo scherzo al serio ha spiegato: "La verità? No, non abbiamo chiesto né avuto alcun permesso". 
Poi l’inviata di Repubblica chiede se la Sony abbia posto dei limiti: "No, sono stati tutti al gioco. Ma penso che gli studios ora rischino meno della tv. Credo che oggi mi chiederebbero di cambiare parecchie cose in Borat. Se non fosse per gli Oscar gli studios farebbero solo film per fare soldi. Invece così fanno anche film buoni gli Oscar".
Il genere di Baron Cohen è irriverente, politicamente scorretto e demenziale. "Ma si è posto mai dei limiti?" chiede ancora Repubblica: "A volte mi imbarazzo e mi spavento anch'io, mi creda. Ci penso spesso, abbiamo delle responsabilità e mi confronto per cercare il limite tra il divertente e l’offensivo. Quello che cerchiamo di ottenere, e spero di esserci riuscito, è che le persone che vedono i miei film si pieghino in due dalle risate".
Anche Trump lo farà? Sta a vedere che ridendo e scherzando vince pure le elezioni e si piazza alla Casa Bianca. E chissà in quanti poi riderebbero davvero?

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