La mummia Ötzi non insegna solo la storia, ma spiega migrazione e salute

08 gennaio 2016 ore 10:45, Micaela Del Monte
Viveva sulle Alpi Venoste 5300 anni fa e ancora oggi riesce ad insegnarci qualcosa. Ötzi , uomo del Similiaun custodito nel museo Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, infatti ha dimostrato ancora qualcosa del passato e a spiegarci anche le origini di alcune delle nostre patologie. Osservando il contenuto dello stomaco della mummia, un team di ricerca internazionale coordinato dal paleontologo Albert Zink e dal microbiologo Frank Maixner dell’Eurac di Bolzano è riuscito infatti a identificare un inquilino molto particolare: l’Helicobacter pylori, un batterio diffuso anche oggi in circa metà della popolazione mondiale, che può causare complicazioni cliniche come gastriti o ulcere. 

Inoltre, grazie al prelievo avvenuto per mezzo di un incisione preesistente sull'addome della mummia, è stato possibile analizzare anche il Dna del batterio, esaminato poi alla ricerca di sequenze batteriche con l’aiuto di un gruppo internazionale, restituendo il genoma completo di un ceppo potenzialmente virulento. Antichissimo come il suo ospite, 5300 anni.

La mummia Ötzi non insegna solo la storia, ma spiega migrazione e salute
Inizialmente, raccontano i ricercatori, scoprire qualcosa sulla flora batterica presente nello stomaco di Ötzi sembrava quasi un miraggio. La presenza di microorganismi come l‘Helicobacter pylori si trovano infatti di norma analizzando la mucosa dello stomaco, un tessuto facilmente deteriorabile che non si è conservato durante la mummificazione di Ötzi. Senza scoraggiarsi, gli scienziati hanno trovato però un diverso modo di procedere.

“Abbiamo avuto l’idea di estrarre l’intero dna del contenuto dello stomaco – ha spiegato Maixner – da questo Dna siamo stati capaci di isolare le sequenze specifiche dell’Helicobacter e ricostruire così il genoma di un batterio risalente a 5300 anni fa”.

Il ceppo in questione risulta inoltre potenzialmente virulento, e da una serie di indizi (marcatori proteici identificati nello stomaco della mummia) è ipotizzabile che il sistema immunitario dell’uomo stesse già reagendo al microorganismo al momento della sua morte. “Non possiamo però affermare con certezza se Ötzi soffrisse di problemi di stomaco – ha precisato Zink – il tessuto dello stomaco, infatti, non si è conservato ed è proprio dall’analisi del tessuto che queste patologie possono essere inizialmente riconosciute. Quello che possiamo affermare è che in Ötzi esistono le condizioni perché queste patologie possano essere state effettivamente presenti”.

Il batterio presente nello stomaco della mummia ha riservato inoltre un’altra sorpresa. I ricercatori si aspettavano infatti che si trattasse di quello oggi diffuso sul territorio europeo, ma il batterio si è rivelato appartenere a un ceppo assente nel nostro continente, che si osserva invece principalmente nell’Asia centrale e meridionale. Dunque questo prelievo non sottolinea soltanto le origini di alcuni virus che tutt'oggi il nostro organismo si trova ad affrontare, ma anche (e forse soprattutto) le abitudini migratorie dei nostri antenati. Dell’Helicobacter pylori esistevano nell’antichità due ceppi distinti, uno africano e uno asiatico, che si sono ricombinati qualche momento per formare quello diffuso oggi in Europa. Fino a oggi si riteneva quindi che le popolazioni del Neolitco possedessero già il ceppo ricombinato, tipico degli europei, al momento in cui si sono insediati nel continente diventando stanziali. L’analisi dello stomaco di Ötzi cambia invece le carte in tavola.

“La ricombinazione genetica dei due tipi di Helicobacter potrebbe essere avvenuta solo dopo l’era di Ötzi”, ha concluso Maixner. “Questo dimostra che la storia degli insediamenti umani in Europa è molto più complessa di quanto ritenuto fino ad oggi”.
caricamento in corso...
caricamento in corso...